Spesso, troppo spesso, la giornata lavorativa non finisce quando scocca l’ultimo minuto previsto dal contratto: in Italia, quasi un dipendente su tre dichiara che gli viene richiesto di essere disponibile anche dopo.
Un impegno extra che non sempre viene riconosciuto in busta paga. Secondo Hays Italia, più della metà dei lavoratori svolge almeno un’ora di straordinario alla settimana e, per quasi uno su due, questo impegno aggiuntivo non viene riconosciuto.
E quindi: in quest’ultimo weekend di agosto, si capisce che il problema non è il rientro in sé, ma il contesto lavorativo al quale si torna.
Se la fatica si è accumulata nel tempo, pochi giorni di riposo non sono sufficienti a compensarla. La vera sfida per le aziende non è allora favorire la disconnessione soltanto durante le vacanze, ma creare condizioni di lavoro sostenibili durante tutto l’anno.
Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, la mette così: “Il disagio da rientro ci ricorda che il benessere non si costruisce durante le vacanze, ma giorno dopo giorno. L’esperienza delle persone in azienda dipende da molti fattori: da come viene organizzato il lavoro, da come vengono guidati i gruppi, dal livello di autonomia e dalla flessibilità. Quando questi elementi vengono meno, pochi giorni di riposo difficilmente riescono a compensare la fatica accumulata”.
Anche per Isabel Aranda, esperta di psicologia del lavoro, è d’accordo: occorre il tempo giusto per ricaricare le pile. E uno studio del 2025 evidenzia che l’energia con cui un professionista rientra al lavoro dipende in larga misura dalla fatica accumulata prima delle vacanze, dal bisogno di recupero e dal sostegno percepito da parte dell’organizzazione in cui è impiegato.
Tra i principali segnali d’allarme di un possibile esaurimento lavorativo figurano una stanchezza persistente che non migliora con il riposo, apatia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, calo delle prestazioni e pensieri ricorrenti di lasciare il proprio impiego.
Che fare allora? Per Hays, le aziende dovrebbero ripensare la gestione delle persone. In un mercato in cui attrarre e trattenere professionisti è sempre più complesso, il benessere è diventato una leva strategica. Secondo la Salary Guide 2026 di Hays Italia, il 32% delle aziende considera la prevenzione dell’esaurimento lavorativo una delle principali leve per trattenere i talenti, mentre oltre il 44% dei professionisti si dichiara disposto a cambiare azienda nei prossimi dodici mesi.
Come dire: prevenire è meglio. E il fatto che il 32,5% dei dipendenti afferma che gli viene richiesto spesso o sempre di essere disponibile fuori dall’orario di lavoro non aiuta certo considerando anche che a questo si aggiunge il ricorso agli straordinari: il 52,2% lavora almeno un’ora in più alla settimana e il 48,5% dichiara che questo impegno aggiuntivo non viene riconosciuto in alcun modo.
Iperconnessione, pressione sui risultati, incertezza legata ai processi di trasformazione aziendale e confini sempre più labili tra vita privata e professionale rendono difficile un recupero completo e una buona performance. Certo; non esiste una formula unica, ma quando le persone si sentono ascoltate, dispongono di autonomia e lavorano sulla base di aspettative realistiche, è più facile coinvolgerle e ottenere buoni risultati.

