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I diversi destini lavorativi dei laureati e delle laureate

Le donne concentrano le loro scelte occupazionali nei settori dove il titolo di studio è richiesto per legge

C’è una evidente differenza di genere quando si tratta di entrare nel mondo del lavoro al compimento del percorso di studio. Le laureate italiane concentrano le loro scelte occupazionali nei settori dove il titolo di studio è richiesto per legge (Istruzione, Albi professionali, Medicina). I laureati invece trovano lavoro più spesso in contesti nei quali è il datore di lavoro che richiede le competenze garantite dal conseguimento della laurea.

La distribuzione per settore dell’occupazione delle neolaureate replica sostanzialmente quella dell’occupazione complessiva: il principale sbocco professionale è infatti rappresentato dall’insegnamento, che supera di gran lunga tutti gli altri settori di attività.

La presenza femminile nei settori privati ad alta qualificazione resta invece molto più bassa, sia rispetto ai comparti in cui il titolo è richiesto per legge sia rispetto alla componente maschile, anche quando la laurea è conseguita nell’ambito delle discipline STEM.

Fatto sta che le occupate con laurea in Italia sono attualmente quasi 3 milioni e mezzo; superano in numero la componente maschile che si attesta a 2 milioni e settecentomila, e si ripartiscono tra lavoro autonomo (19%) e lavoro subordinato (81%).

Per la componente maschile la quota dell’occupazione indipendente sale a 28%, e quella dell’occupazione dipendente scende a 72%. Le laureate sono quindi più numerose dei laureati, ma sono meno presenti nel lavoro autonomo.

Considerando le laureate che lavorano in proprio come le libere professioniste, rispetto al decennio passato, esse sono aumentate in modo consistente, passando da 100 del 2015 a 120 attuali: oggi in Italia lavora in proprio quasi una laureata su cinque (19%), una quota più che doppia rispetto alla media europea. Questo primato del nostro Paese vale anche per la componente maschile, la cui quota sale al 28% contro il 17% della media.

La distribuzione per settori delle laureate occupate come dipendenti evidenzia la concentrazione molto marcata delle occupate nei due ambiti dell’Istruzione (26%) e della Sanità e assistenza sociale (22%). Se a questi settori si aggiungono le dipendenti della Pubblica amministrazione (8%) la loro somma aggrega più della metà delle laureate dipendenti (55%) in un contesto in cui il titolo di studio è quasi sempre un obbligo di legge.

A differenza delle laureate, la distribuzione per settore della componente maschile è meno concentrata. Il settore Manifatturiero, ad esempio, aggrega il 18% dei dipendenti laureati; seguono i settori dell’Istruzione e della Sanità e assistenza sociale, che pesano ciascuno circa la metà di quelli femminili (rispettivamente 13% e 12%). La Pubblica amministrazione si posiziona al quarto posto in classifica, col 12% di dipendenti, superando la componente femminile grazie al comparto della Difesa. Ma sommando gli occupati dei settori dell’Istruzione, della Sanità e della Pubblica amministrazione si ottiene una quota del 37% per i laureati contro il 55% delle laureate.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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