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La beffa del Primo Maggio: per la sicurezza viene utilizzato solo il 13% dei fondi a disposizione

L'allarme della Corte dei Conti rivolto all'Inail: "Procedure troppo farraginose e pochi controlli"

Sembra una vera e propria beffa. Ma, in occasione di questo Primo Maggio, chi vorrà discutere di lavoro, anzi di sicurezza sul lavoro, dovrà tenere conto di un dato: stando alla Corte dei Conti, solo il 13% dei fondi messi a disposizione sono utilizzati.

Questo, essenzialmente per due ragioni. La prima è che le procedure per l’assegnazione dei contributi Inail alle aziende, soprattutto piccole e medie, sono troppo lunghe e farraginose.

La seconda è che è troppo basso il numero di aziende ispezionate per la necessaria verifica del rispetto delle leggi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nello specifico, la Corte dei Conti ha evidenziato per quanto riguarda i finanziamenti a fondo perduto, conosciuti con l’acronimo Isi (Incentivi di sostegno alle imprese), che nel quinquennio 2019-2024, “a fronte di somme impegnate per 1.991,7 milioni, risultano liquidate somme per 270,7 milioni, pari al 13,59 per cento, da cui si evince una evidente farraginosità procedimentale nella gestione delle pur ampie risorse”.

Una relazione dei giudici mette in evidenza che “pur tenendo conto della indubbia complessità gestionale, del fatto che le somme stanziate vengano impegnate alla fine dell’esercizio di riferimento, della numerosità delle richieste da esaminare, della limitatezza delle risorse umane dedicate, nonché della necessaria opera di controllo della rendicontazione delle risorse erogate, la Corte continua a ritenere che i tempi connessi alla realizzazione dei bandi Isi risultano eccessivamente lunghi, di tal che un così esteso lasso procedimentale rischia di non rispondere in modo dinamico ai cambiamenti che emergono in materia di rischi per la salute nei luoghi di lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese”.

Un secondo elemento di criticità evidenziato dalla magistratura contabile riguarda l’attività ispettiva, che ha subito un deciso rallentamento tra il 2023 e il 2024. In sintesi: rispetto alle 8.739 ispezioni del 2023, nel 2024 le aziende controllate sono state 7.735, con un decremento dell’11,49%.
Su questo punto, nella delibera della Corte dei Conti, si legge: “Si osserva che rimane, altresì, assai esiguo il rapporto tra le aziende ispezionate e quelle in portafoglio (che passa dallo 0,27 allo 0,24 per cento). Perciò si ribadisce la necessità di un rafforzamento dell’attività ispettiva anche in considerazione della notevole incidenza delle aziende irregolari riscontrate”.
Anche se in “lieve decremento”, resta, infatti, elevatissimo il rapporto tra aziende irregolari e aziende ispezionate: 93,74% nel 2023 e 93,04% nel 2024. In termini assoluti, “a fronte delle 7.735 pratiche definite per accertamenti presso le aziende, il cui avvio è fatto risalire anche ad anni precedenti al 2024, sono state riscontrate 7.197 aziende irregolari”.
Tutto questo fa ricordare alla Corte, al 31 dicembre 2024, i 593mila infortuni denunciati (oltre 1.500 al giorno) e i 1.202 casi mortali (3,2 al giorno), con le denunce di malattie professionali che “continuano ad aumentare”, superando nel 2024 le 88mila (88.384), il più alto dal triennio 1976-1978, quando ne furono rilevate 80mila.
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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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