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Primo maggio, in arrivo il nuovo decreto Lavoro: cosa si attende

Occhi puntati sulla nuova normativa che dovrebbe garantire dei "salari giusti"

Come per la sicurezza, anche il lavoro è un tema che annualmente il governo Meloni affronta nei suoi decreti. Così, in vista del Primo Maggio, l’esecutivo rinnova i suoi obiettivi puntando quest’anno, soprattutto sul salario giusto, quasi una risposta all’opposizione che si batte per il salario minimo.

Nella bozza del decreto ci sono i criteri per l’individuazione del salario giusto e si indica che l’accesso ai benefici previsti dal testo “è consentito in caso di trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo determinato” sulla base della definizione.

Per l’individuazione del salario giusto si fa riferimento al trattamento economico complessivo (tec) definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale: rispetto al quale anche gli altri accordi non possono essere inferiori.

C’è pure il richiamo ai contratti più applicati. Sul fronte dei rinnovi contrattuali, nella bozza c’è l’adeguamento parziale dei contratti scaduti all’inflazione programmata. Arriva, in via sperimentale, la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per le persone che svolgono l’attività di caregiver familiare.

L’idea che si fa largo è di legare gli incentivi a chi lo applica. Ma la bozza del decreto Lavoro 2026 vede tra le novità anche la proroga fino a fine anno dei bonus (in scadenza il 30 aprile) per le assunzioni dei giovani under 35, di donne lavoratrici svantaggiate e nell’area Zes.

Altra novità riguarda, poi, i rider: l’accesso alla piattaforma digitale può avvenire con Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma con un sistema di autentificazione a più fattori. L’obiettivo è quello di rafforzare le tutele per i ciclofattorini, diventati dei veri e propri simboli dello sfruttamento.

La piattaforma non può rilasciare più di un account per ogni codice fiscale, né commissionare prestazioni temporalmente inconciliabili allo stesso lavoratore: la violazione comporta una sanzione che nella bozza resta da quantificare.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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