L’Italia è un Paese più vecchio anche sui posti di lavoro. A dirlo sono i dati di InfoCamere per il Sole 24 Ore. Nell’ultimo decennio il sistema imprenditoriale italiano è invecchiato. Su 8,7 milioni di persone che ricoprono cariche apicali nelle società italiane, il 15% oggi ha più di 70 anni e i manager di quest’età sono aumentati del 23% rispetto al 2015 , quando erano l’11,6%.
Di contro solo 340mila cariche sociali sono ricoperte da giovani con meno di 30 anni, il 23,8% in meno rispetto a dieci anni fa.
Per questi numeri, pesa l’inverno demografico perché rispetto al 2015 l’età media è aumentata di 2,6 anni, ma non solo: in Italia a pesare è anche un fattore culturale: il passaggio generazionale ai vertici è sempre faticoso:
Secondo il presidente di InfoCamere Antonio Santocono, “una base imprenditoriale sempre più anziana, con una partecipazione giovanile non più sufficiente a bilanciare il naturale turnover, richiede attenzione costante e un mix di politiche mirate, capaci di sostenere lo sviluppo del sistema economico”.
La partecipazione dei giovani in ruoli di responsabilità (amministratori) o di governo (soci) non ha mostrato una crescita in grado di compensare il turnover naturale. E anche nelle aziende a controllo familiare si tende a non passare la mano tanto facilmente ai giovani.
Un bel problema in un mondo che va sempre più veloce e che richiede di presidiare lo sviluppo delle tecnologie, in quanto, raggiunta una certa età, non si può avere la stessa energia imprenditoriale di quando si è giovani.
Dagli studi dell’osservatorio Aub sui più grandi gruppi familiari emerge anche il divario rispetto ai nostri competitor europei: in Francia i top manager over 70 sono circa il 19%, in Germania sono il 10%.
Fabio Quarato della Bocconi l’ha messa così: “Soffriamo di un gap culturale più forte: in Italia l’età significa esperienza. E non c’è nessun incentivo per agevolare il ricambio delle figure apicali: gli incentivi sono legati solo alle nuove assunzioni, la defiscalizzazione si applica solo dal basso”.

