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Riorganizzazione dell’Archivio dei contratti, il CNEL approva all’unanimità (dei soliti noti)

La riforma dell'ente cristallizza lo status quo e penalizza strutturalmente chi arriva dopo

Il meccanismo è apparentemente neutro — si misura chi c’è già tramite flussi Uniemens — ma produce un effetto profondamente conservativo. I 99 contratti collettivi nazionali di maggiore applicazione, sottoscritti da federazioni di CGIL, CISL, UIL, riguardano il 97% dei lavoratori tracciati con i flussi Uniemens. Questo dato viene presentato come prova della solidità del sistema, ma è esattamente il problema: la concentrazione è talmente alta che qualunque nuovo entrante, per quanto qualitativamente superiore, nasce già fuori dalla sezione che conta.

Il paradosso della soglia

Per essere collocato tra i contratti di un determinato settore il contratto collettivo deve segnalare un sia pur limitato radicamento statistico, in un intervallo che può variare secondo le specificità dei settori, dall’1 al 5%. I contratti collettivi che non raggiungono detta soglia minima sono invece collocati in una diversa sezione perché a livello statico hanno un’applicazione nulla nel settore a cui pure il campo di applicazione intende riferirsi.

Il punto critico è nell’ultima frase: “applicazione nulla” è una qualificazione normativa che non ha nulla a che fare con la qualità del contratto. Un CCNL innovativo, firmato da sindacati autonomi seri dopo anni di lavoro, depositato da pochi mesi, viene equiparato in quella sezione ai contratti-fantasma costruiti appositamente per fare dumping. La sezione “altri contratti” diventa un contenitore indifferenziato dove coabitano il contratto pirata e il contratto virtuoso, senza alcuna distinzione di merito.

Il vantaggio acquisito di chi il dumping lo ha già fatto

I 688 contratti collettivi nazionali sottoscritti da organizzazioni non riconducibili al sistema contrattuale di CGIL, CISL e UIL registrano una copertura complessiva pari a 267.851 lavoratori, ovvero l’1,8% del totale. Ma qui sta l’inganno statistico: dentro quel 1,8% ci sono sia i contratti-pirata storicamente radicati nel dumping, sia i nuovi CCNL di qualità. I primi hanno già il loro radicamento — costruito proprio grazie al basso costo che li rendeva appetibili agli evasori contrattuali — e possono aspirare a superare le soglie. I secondi no, perché nascono con standard alti e quindi con un mercato di riferimento più ristretto e più lento da conquistare.

Il sistema premia quindi la diffusione quantitativa senza interrogarsi su come quella diffusione sia stata ottenuta. Un CCNL che ha coperto centomila lavoratori pagandoli male per vent’anni ha più titolo istituzionale di uno che ne copre tremila pagandoli bene da due anni.

Il problema degli appalti pubblici è immediato e concreto

Nei documenti di gara le stazioni appaltanti devono indicare il CCNL applicabile, individuato sulla base di criteri che includono la maggiore rappresentatività comparativa sul piano nazionale delle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro. Questo significa che nelle gare pubbliche — che sono il mercato di riferimento di moltissime categorie dove il dumping è più diffuso (pulizie, vigilanza, logistica, servizi) — un CCNL innovativo ma non ancora radicato non verrà mai indicato nei capitolati. Le stazioni appaltanti prenderanno come riferimento i contratti della sezione principale, che sono quelli storici. Il circolo si chiude: senza visibilità istituzionale non si ottiene adozione, senza adozione non si ottiene radicamento Uniemens, senza radicamento non si ottiene visibilità istituzionale.

La soglia è destinata a salire, rendendo la barriera ancora più alta

La sperimentazione è esplicitamente pensata come primo passo: in una fase successiva la soglia minima potrebbe essere alzata fino al 5%, restringendo ulteriormente il perimetro dei contratti riconosciuti come contratti di settore. Se oggi il confine è all’1%, portarlo al 5% significa che anche quei pochi contratti autonomi che avessero faticosamente raggiunto la soglia minima potrebbero ritrovarsi nuovamente fuori. È una barriera mobile che si alza proprio mentre i nuovi entranti si avvicinano.

La critica di fondo

Il sistema CNEL risolve un problema reale — la proliferazione di contratti-fantasma — ma lo risolve con uno strumento che non distingue tra marginalità per irrilevanza e marginalità per novità. Usare i flussi Uniemens come unico metro di giudizio significa fotografare il passato e chiamarlo standard. Il radicamento storico diventa automaticamente legittimità istituzionale, indipendentemente da come quel radicamento è stato costruito. I sindacati autonomi che hanno lavorato anni per costruire contratti migliori, più ricchi di welfare, con tutele più moderne, con livelli retributivi più equi, si trovano oggi davanti a un sistema che li relega istituzionalmente sullo stesso piano dei contratti pirata — e che potrebbe tenerli in quella posizione a tempo indeterminato, mentre le soglie salgono e il mercato degli appalti pubblici continua a premiare chi è già dentro.

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Autore - Articoli pubblicati: 229

Segretario Generale Confederazione SELP

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