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Quanto e come si controlla la sicurezza sui cantieri italiani?

Il Governo, dopo la strage di Firenze, ha annunciato l'aumento delle ispezioni. Ma secondo la Cgil valgono solo a far numero (e a lavarsi la coscienza)

Dopo la strage di operai nel cantiere Esselunga di Firenze, il governo torna ad accarezzare l’idea di smembrare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, creato nel 2015 per razionalizzare e coordinare un mondo frastagliato fatto di ispettori del Ministero del Lavoro, Inps e Inail che non si parlano. È l’allarme lanciato oggi da Repubblica.

Quello dell’ispettorato Nazionale è un esperimento riuscito a metà. Ma anziché attuarlo e potenziarlo, ora si starebbe pensando di tornare al passato. E i tragici fatti di Firenze potrebbero, a tal proposito, accelerare o mettere in sordina questo passaggio: non è scontato l’avallo di Palazzo Chigi.

Sta di fatto che il progetto era nelle corde della ministra del Lavoro Marina Calderone sin dai primi giorni del suo insediamento, quando mise alla porta l’ex direttore Bruno Giordano, sostituito dal fedelissimo Paolo Pennesi, già direttore generale dei Consulenti del Lavoro di cui Calderone è stata a lungo presidente.

Ora Pennesi, nella riorganizzazione del ministero, è dato in pole position per il ruolo di capo dipartimento delle politiche del lavoro. Si porterà anche l’ispettorato?

Per ora, c’è da dire che è stato lo stesso Pennesi ad annunciare, il 18 gennaio scorso ad un forum dei consulenti, l’aumento delle ispezioni da 70 mila a 100 mila, ripetuto in questi giorni dalla ministra. “Grazie all’assunzione di 850 ispettori tecnici nel 2023, quest’anno potremo aumentare le ispezioni del 40%”, ha detto da Firenze Calderone.

Ma, in realtà, gli ispettori tecnici – quelli che fanno le ispezioni su salute e sicurezza (ponteggi a norma, idoneità fisiche, valutazioni rischi, etc) – assunti l’anno scorso sono stati di meno: 662. E poi si tratta del concorso bandito dal governo Draghi e dall’ex ministro Andrea Orlando per 1.149 tecnici. Calderone non ha mai deciso altre assunzioni, fa resente Repubblica. Anzi, mancano da coprire altri 487 tecnici sempre di quel concorso.

Tutto questo, senza parlare degli ispettori del lavoro che fanno i controlli sui contratti e le buste paga. Secondo il Piano dei fabbisogni, ne mancano 491 e c’è una graduatoria di concorso ancora aperta con 560 posizioni da cui attingere. Graduatoria del 2019 che scade a maggio. Dopo si deve rifare il concorso.

In sintesi, per il Piano dei fabbisogni 2024-2026 mancano 1.094 ispettori, tra tecnici e del lavoro. Ma l’intera pianta organica dovrebbe essere di 7.781 unità di personale e siamo a 5.149, alla fine del 2023. Oltre 2.600 posizioni quindi da ricoprire, compresi gli amministrativi.

“Il risultato è che la metà degli ispettori del lavoro svolge mansioni amministrative, usati come tappabuchi, soprattutto al Centro-Nord, dall’ufficio legale alle vertenze”, denuncia Matteo Ariano, coordinatore nazionale Fp Cgil dell’Inl. “Ad esempio, nella sede di Bergamo, con l’aeroporto di Linate e un complesso settore della logistica, ci sono solo 3 ispettori tecnici e 13 ispettori del lavoro che fanno di tutto. A Livorno, altro snodo cruciale, ce ne sono 7 e 5”.

La concusione che ne trae Repubblica è che dire di aumentare le ispezioni può essere fuorviante se prevale un concetto caro a Pennesi: quello dell’ “accesso breve”. Vale a dire: ispezioni veloci per fare numero, controllando solo se c’è lavoro nero o se il ponteggio è regolare.

“Nei cantieri come quello di Firenze, con oltre 60 ditte in subappalto – avverte Ariano – non bastano certo poche ore”.

Già nel 2022 le ispezioni furono 100 mila, se contiamo anche quelle di Inps e Inail. Dei soli ispettori, invece, 78 mila. Ma un problema di fondo, poi, è costituito anche dai bassi stipendi (1.600-1.700 euro netti). E dalle banche dati che non si parlano. Per questo, avanza, sempre dalla Cgil, la proposta di estendere al settore privato le tutele del Codice degli appalti pubblici.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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