La transizione energetica rappresenta un’opportunità occupazionale per il Sud, soprattutto per i giovani. A chiarirlo, con tanto di cifre, è uno studio condotto da Svimez e A2A e appena presentato a Roma. Il raggiungimento degli obiettivi indicati nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) potrebbe generare 73mila nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno fino al 2030. E circa 15mila riguarderebbero gli under 35, quindi numerosi laureati che sarebbero trattenuti sul territorio dalla richiesta di profili professionali altamente qualificati.
Secondo Svimez e A2A, per raggiungere i target del Pniec è necessario incrementare la capacità rinnovabile nel Sud di 27 GW entro il 2030, pari al 50% del totale a livello nazionale. Su questo fronte le regioni meridionali sono in ritardo, ma l’88% delle richieste di connessione in fase avanzata proviene da queste aree. In più, il fabbisogno di investimenti per realizzare gli impianti ammonta a oltre 62 miliardi in tutta Italia e potrebbe avere una lunga serie di benefici: attivazione di filiere industriali strategiche, aumento della competitività dei territori e riduzione del costo dell’energia legata alle rinnovabili.
«La necessità di rafforzare gli investimenti nella transizione ecologica rappresenta una priorità imprescindibile per l’Italia – spiega Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A – L’attuale contesto geopolitico pone l’urgenza di accelerare il percorso verso l’autonomia energetica del Paese. In questo quadro, la nostra azienda è impegnata a sostenere lo sviluppo di infrastrutture green, contribuendo in modo concreto alla sicurezza e alla sostenibilità del sistema energetico nazionale».
In un simile contesto, dunque, il Mezzogiorno può assumere un ruolo strategico. Come anticipato, l’88% delle richieste di nuove connessioni per impianti rinnovabili in fase avanzata proviene dalle regioni meridionali e dalle isole, a conferma di un potenziale straordinario per il consolidamento del tessuto produttivo e la decarbonizzazione. Senza dimenticare che il Sud è da anni protagonista di una crescita che si è già tradotta e dovrà continuare a tradursi in una dinamica positiva del mercato del lavoro.
Perciò Luca Bianchi sottolinea che «in uno scenario globale sempre più caratterizzato dall’utilizzo strategico delle forniture energetiche da parte dei paesi produttori, l’autonomia energetica europea diventa ancora più urgente e la transizione alle rinnovabili è un tassello cruciale». Non solo: secondo il direttore della Svimez «il Mezzogiorno è al centro della transizione, ospitando quasi il 50% della capacità aggiuntiva necessaria entro il 2030 per centrare i target del Pniec. E euesta trasformazione rappresenta un’opportunità formidabile per creare lavoro qualificato e trattenere i giovani del Sud».
Parole che confermano quelle di Luigi Sbarra, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Sud: «La transizione energetica rappresenta uno snodo decisivo per la nostra crescita economica e sociale. Non è soltanto una sfida tecnica, ma una leva fondamentale per generare nuove opportunità di sviluppo. E il Mezzogiorno può svolgere un ruolo da protagonista. Perciò è necessario rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato consolidando una visione comune».

