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Turismo, arriva l’estate: si cercano 626 mila addetti

Secondo i dati di Confesercenti, sono circa 12 mila in più rispetto al 2025

Nonostante le incertezze dovute alla guerra e all’instabilità sul fronte energetico, le imprese continuano a programmare assunzioni e collaborazioni. Per il trimestre aprile-giugno 2026 le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione cercano 626mila addetti, circa 12mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

A rilevarlo è Confesercenti-CST su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro del Sistema informativo Excelsior.

È il turismo, settore che include ricettività e ristorazione, a trainare l’intero comparto. Nel trimestre aprile-giugno prevede 418mila entrate, oltre 20mila in più rispetto alla primavera dello scorso anno.

Il 36,2% delle imprese interpellate ha indicato la previsione di nuovi ingressi.  A trainare è in particolare la ristorazione, con 301mila figure ricercate, pari a oltre il 70% della domanda complessiva del comparto turistico.

Quali sono le figure più richieste? Camerieri di sala, banconieri di bar, aiuto cuochi, cuochi e baristi. Anche in questo caso, tuttavia, resta però elevata la difficoltà di reperimento, che interessa il 44% delle posizioni previste.

Nel comparto della ricettività le entrate stimate sono invece 22,5mila. In questo caso, le figure più richieste sono addetti alla reception, portieri e personale di accoglienza. Il reperimento anche qui è un problema: il 41% dei posti risulta di difficile copertura

Nel commercio, invece, su 328mila imprese interpellate, il 18,9% prevede nuove entrate, per un totale di 208,5mila unità, in calo di 8.240 rispetto allo stesso trimestre del 2025. Le figure più richieste, in questo caso, restano addetti alla vendita, commessi, addetti alla cassa e responsabili di negozio.

Nel complesso, commercio, turismo e ristorazione si confermano comunque tra i pilastri dell’occupazione in Italia. Al 31 dicembre 2025 i tre comparti contano circa 4,5 milioni di addetti, in aumento di +351mila unità rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia.

Nico Gronchi, presidente Confesercenti, ha commentato i dati con queste parole:

“Occorre un impegno da parte del Governo. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul tema del lavoro povero e sul contrasto ai contratti in dumping, che generano concorrenza al ribasso sui salari. Ma il tema è più ampio e riguarda l’impoverimento del lavoro nel suo complesso, che non colpisce solo i dipendenti ma anche gli autonomi: dal 2007 ad oggi il reddito medio da lavoro di piccoli imprenditori, professionisti e partite IVA è diminuito di circa 9.800 euro. Oltre al rischio d’impresa, oggi tasse, burocrazia, concorrenza sleale e crisi dei consumi stanno erodendo i ricavi che consentivano a migliaia di microimprese di sopravvivere”.
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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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