132 visualizzazioni 3 min. 0 Commenti

Perchè un buon welfare aziendale fa la differenza

Endered ricerca welfare aziendale
La ricerca di Endered Italia: "Soprattutto i giovani lo ritengono sempre più importante per lavorare bene. Se garantisce un atitodo al burnout, poi, diventa anche più decisivo di un contratto stabile o dello stipendio"

Il welfare aziendale è sempre più determinante per far dire agli italiani che hanno un buon lavoro: l’anno scorso, il credito welfare pro-capite è stato di 910 euro e per 7 su 10 è ormai considerato irrinunciabile. Non solo. Diventa una panacea anche per far fronte al burnout professionale e alla conseguenziale perdita di stimoli.

Lo ha sancito l’Osservatorio Welfare di Edenred Italia sottolineando che, con il welfare giusto, cresce la capacità di consumo, cambiano i capitoli di spesa e i fringe benefit salgono sul podio come prima scelta dei beneficiari.

Ma quali sono tra i benefit più apprezzati? In rimis i buoni pasto, seguiti dai servizi per la salute (31%) e da convenzioni e scontistiche (25%) di varia natura.

E come spendono i lavoratori il loro welfare? Prevalgono i fringe benefit con il 31,8% del totale, seguiti dall’area ricreativa con il 29,5%. Tuttavia, funzionano anche i capitoli che rientrano nella “macroarea sociale”, come istruzione (19,6%), previdenza integrativa (9%), assistenza sanitaria (5%) e assistenza ai familiari (1,2%): compongono il 34,8% della spesa complessiva.

Sta di fatto che rapporto di Endered propone anche una novità inaspettata. Il piano welfare, come accennato, diventa una sorta di antidoto al burnout perchè aumenta il coinvolgimento e la soddisfazione sul posto di lavoro.

Fabrizio Ruggiero, ad di Edenred Italia, la mette così: “Secondo i nostri dati, il 68% dei lavoratori intervistati considera molto importante l’effetto della condizione lavorativa sulla propria salute mentale e psicologica. Questo significa che le aziende devono impegnarsi per creare le condizioni affinché si possa lavorare al meglio. Le nuove generazioni in particolare non sono più attratte unicamente dalla stabilità o dalla remunerazione e noi imprese dobbiamo fare i conti con questo radicale cambio di paradigma”.

I numeri confermano queste parole: più motivati, i dipendenti che fruiscono di piani di welfare segnalano un miglior benessere lavorativo ed emotivo e si sentono responsabilizzati e apprezzati. Il 62% indica nel sentirsi responsabilizzato il valore più importante, seguito dal sentirsi apprezzato (52%) e coinvolto (51%).

Di contro, il 76% del campione intervistato dichiara di aver provato almeno un sintomo attribuibile al burnout e il 68% dei dipendenti ritiene molto rilevante l’impatto della condizione lavorativa sul benessere mentale e psicologico.

Ma quante aziende usufruiscono di questo prezioso strumento? Il 42% dei dipendenti dichiara che la propria azienda ha adottato un piano di welfare strutturato, contro il 46% che invece non lo ha previsto.

Avatar photo
Redazione - Articoli pubblicati: 634

Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

Twitter
Facebook
Linkedin
Scrivi un commento all'articolo