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Il gran ballo di Carnevale dei contratti collettivi da rinnovare

Le danze si riapriranno per ben 10 milioni di lavoratori. Entro febbraio gli incontri tra sindacati e Governo. E i metalmeccanici, dopo un maxi sondaggio tra gli operai, hanno già pronta la loro piattaforma

Quando il Governo Meloni si è schierato per il no al salario minimo, ha promesso che avrebbe presto messo le mani sui rinnovi dei contratti collettivi. Uno scherzo di Carnevale, visto che ci siamo? Ad oggi, sono ben 10 milioni i lavoratori che aspettano un rinnovo.

Fatto sta che ormai si è giunti al momento cruciale: Fim, Fiom e Uilm presenteranno la loro piattaforma per il rinnovo del rinnovo dei metalmeccanici la prossima settimana dopo aver promosso un maxi sondaggio che ha interessato 90 mila lavoratori. Questo rinnovo, che storicamente fa da riferimento per tutte le altre categorie dell’industria sul fronte delle tutele sia normative che salariali, riguarda oltre 1,4 milioni di lavoratori presenti in circa 38 mila aziende.

Ma, in tutto quest’anno, tra contratti già scaduti e contratti in scadenza, saranno, come accennato, oltre 10 milioni i lavoratori interessati dai rinnovi nel settore privato come in quello pubblico. In base alle ultime rilevazioni dell’Istat, a fine 2023 risultavano in vigore 44 contratti nazionali di lavoro per un totale di 5,9 milioni di lavoratori interessati dopo che nel quarto trimestre del 2023 sono state recepite tre intese (quella particolarmente ricca del credito e quelle delle aziende grafico-editoriali e delle agenzie recapiti espressi) e dopo che è scaduto quello delle aziende alimentari. Risultavano invece da rinnovare 29 intese per un totale di 6,5 milioni di addetti.

Fatto sta che il 2024, come ripete da settimane il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dovrà essere l’anno dei contratti. Ma quali sono i nodi? “Innanzitutto, c’è il problema che il rinnovo dei contratti aumenti il valore reale dei salari in rapporto all’inflazione a fronte della caduta verticale del potere d’acquisto dei salari che si è registrata negli ultimi anni”, ha risposto il numero uno della Cgil. La quale continua ad insistere per ottenere “una legge sulla rappresentanza che dia valore ai contratti nazionali e sancisca anche che c’è una quota salariale oraria sotto la quale nessun lavoratore deve essere pagato”.

C’è da dire, in ogni caso, che sui rinnovi sabato ai sindacati è arrivato un assist forse inatteso da parte del nuovo Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: quest’ultimo non solo ha escluso il rischio di una rincorsa salari-prezzi definendolo “esiguo”, ma a suo parere “con pressioni inflazionistiche che volgono al ribasso e profitti delle imprese elevati, un qualche recupero del potere d’acquisto dei salari, dopo le perdite subite, è fisiologico e potrà sostenere i consumi e la ripresa dell’economia”.

Una delle vertenze più importanti in termini di addetti ma anche più complicate è senz’altro quella che interessa il maxi comparto commercio-turismo-servizi: in tutto, sono oltre 5 milioni di addetti i cui 12 contratti nazionali sono scaduti anche da 4-5 anni. A 40 giorni di distanza dallo sciopero generale che il 22 dicembre scorso, in pieno shopping natalizio, ha interessato il comparto del commercio, tutte le associazioni imprenditoriali di settore (Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione e le associazioni cooperative), a inizio mese hanno trasmesso ai sindacati di categoria formali richieste di ripresa dei negoziati. Come dire: ora che è Carnevale, si riprenda il gran ballo. E, in effetti, gli incontri dovrebbero iniziare entro il mese.

(In copertina, “Il minuetto di Carnevale”, 1755, Giandomenico Tiepolo)

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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