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Precariato, la Cgil e il caso Campania

E' la regione dove pesa di più: se, ad esempio, nel resto del Paese il 61% nel commercio lavora a tempo pieno, la media campana scende al 45%. E nel turismo il divario è di dieci punti: 46% di contratti stabili in Italia, 36% a Napoli e dintorni

L’ultimo allarme precariato sul fronte del lavoro lo ha lanciato la Filcams Cgil impegnata a Napoli da oggi, 8 luglio, in assemblea nazionale. Il confronto si svilupperà su dei dati più che mai chiari: un lavoratore su due del turismo, in Campania, è precario. Sei su dieci, tra i 170 mila del commercio, sono part- time. A livello nazionale va solo un tantino meglio. Per l’occasione, la Cgil ha inaugurato anche una mostra (“Al (nuovo) lavoro Cipputi”) con i disegni di Francesco Tullio Altan.

“Quello che si tenta di rappresentare è un universo formato da varie identità, il settore con la più alta incidenza di precariato, lavoro povero e part- time involontario: tutti fenomeni che dobbiamo contrastare”,ha avuto modo di  spiegare a Repubblica Napoli il segretario generale Fabrizio Russo.

In Italia, sono otto milioni i lavoratori del terziario. Un mondo che, al suo interno, ingloba appalti, servizi, commercio, distribuzione, turismo, ristorazione e cultura. Colf, badanti, addetti alle pulizie, alle mense, cuochi, camerieri, commessi, rider, lavoratori delle piattaforme e degli studi professionali sono tutte le figure che fanno parte del settore con la maggiore incidenza di “tempo parziale”: 4 milioni di lavoratori, nel 50% dei casi con part-time involontario, oltre a contratti a termine, lavoro somministrato, a chiamata e stagionale.

La Campania, poi, rappresenta un caso in sè: pesa per l’ 8 per cento sul commercio e per il 7% sul turismo a livello nazionale. Ma se nel resto del Paese il 61% nel commercio lavora a tempo pieno, la media in Campania scende al 45%.

Stesso scenario nel turismo: 46% a tempo pieno in Italia, 36% in Campania.

“Il 76% dei lavoratori in Campania ha un contratto a tempo indeterminato, il 20% determinato e il 4% stagionale – ha proseguito Russo – Ma nel turismo cambia tutto: solo il 55% è indeterminato, il 25% a tempo e il 20% stagionale”.

A conti fatti, quindi, su 80 mila addetti nel turismo campano, uno su due è precario.

A tal proposito, la Cgil ha annunciato che ha rinnovato i contratti di settore nella vigilanza, nella ristorazione, negli studi professionali, nel terziario in senso stretto e nel turismo. “Ma il tema forte rimane quello delle condizioni di lavoro – ha concluso Russo – cioè il contrasto alla precarietà, al lavoro povero e al part-time involontario, 10- 15 ore a settimana, spesso due al giorno, con retribuzioni da 300-400 euro, cioè al limite della sopravvivenza”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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