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Quante donne devono rinunciare al lavoro quando hanno un figlio?

Anche l'ultima elaborazione 'Open Polis - Con I Bambini' su dati Eurostat è impietosa. Quando l'attrice Sabrina Impacciatore dice che non ha voluto eredi perchè si sarebbe dedicata solamente a loro, lo fa a ragion veduta

In questi giorni, sta facendo discutere una confessione dell’attrice Sabrina Impacciatore: “Non ho fatto figli perché mi sarei dedicata solamente a loro”. Il sottinteso, è che avrebbe rinunciato alla carriera.

In effetti, in Italia, per una donna, non è così facile riuscire ad avere un figlio. E il motivo è proprio la difficoltà di conciliare le aspirazioni lavorative con quelle familiari e personali.

Lo conferma anche l’elaborazione Open Polis – Con I Bambini su dati Eurostat secondo la quale, in Italia, nel 96% dei casi, sono le donne a lasciare il lavoro per accudire i propri figli. Si tratta di una delle percentuali più alte dell’Unione Europea. Questo significa che su 100 persone che hanno lasciato il lavoro per prendersi cura dei figli, ben 96 erano donne.

Ma non solo: questo tipo di gender gap si concretizza anche nel dato secondo il quale, nel nostro Paese, ancora oggi, gran parte del lavoro di cura ricade sulle donne. In 9 casi su 10 la gestione dei figli è in mano a loro.

Ma perché? Le ragioni sono principalmente due: la prima riguarda stereotipi di genere, ancora ampiamente radicati, che associano la donna ai lavori di cura e pulizia; la seconda è che se un nucleo familiare deve rinunciare a uno stipendio, molto probabilmente, rinuncerà a quello della donna, essendo statisticamente più basso di quello dell’uomo. La decisione di lasciare il lavoro, infatti, è determinata per il 52% dei casi da esigenze di conciliazione tra vita professionale e personale e per il 19% da considerazioni economiche. E questo porta le neo-mamme a lasciare il lavoro in 1 caso su 5, creando un gap di occupazione tra donne che non hanno figli, occupate per il 76,6%, e donne che hanno figli, occupate per il 55,5%.

In generale, il divario lavorativo tra uomini e donne è pari al 17,5%. Ma esso aumenta in presenza di figli arrivando fino al 34% in presenza di un figlio minore nella fascia di età 25-54 anni. L’impossibilità di conciliare vita professionale e personale per le donne italiane è uno dei fattori chiave che porta il nostro Paese ad avere, secondo gli ultimi dati Eurostat, un’occupazione femminile media pari al 55%, contro la media europea del 69,3%. Ci confermiamo come il Paese Ue in cui l’occupazione femminile è più bassa. E questo è un vero freno a mano per lo sviluppo, soprattutto nel Mezzogiorno.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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