In Campania gli autotrasportatori hanno organizzato presidi a Nola, Caianello e Caserta Sud. In Calabria sono stati annunciati 17 presidi, tra Gioia Tauro, Lamezia Terme, Vibo Valentia e Sibari. In Puglia le proteste interessano Foggia, Candela, Cerignola e Brindisi, dove il 16 ottobre circa 500 tir hanno partecipato a un corteo sulla statale 379. Mobilitazioni anche in Sicilia, tra Palermo e Gela.
Non protestano persone contrarie al lavoro. Protestano lavoratori e imprenditori intenzionati a continuare a lavorare, senza vedere i propri guadagni assorbiti dai costi del carburante.
Il problema riguarda tutti. Quando aumenta il gasolio, aumentano i costi del trasporto e della produzione. Una parte dei rincari finisce sui prezzi dei prodotti, colpendo direttamente le famiglie.
Ma c’è un aspetto ancora più grave. In Italia lavorare costa sempre di più. Milioni di dipendenti devono raggiungere quotidianamente il posto di lavoro con la propria automobile, sostenendo spese per carburante, assicurazione, bollo e manutenzione.
E mentre gli stipendi faticano a tenere il passo con il costo della vita, una parte importante del prezzo alla pompa continua a essere rappresentata da accise e IVA.
È legittimo chiedere al Governo una revisione stabile della fiscalità sui carburanti. Non bastano interventi temporanei o annunci destinati a esaurirsi dopo poche settimane. Occorre anche valutare una tassazione degli eventuali extraprofitti energetici, destinando le risorse alla riduzione dei costi per cittadini e imprese.
E dove sono le grandi battaglie sul costo della vita? Perché il dibattito politico e televisivo dedica tanto spazio alle polemiche quotidiane e troppo poco alle difficoltà economiche dei lavoratori?
Anche le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali devono far sentire la propria voce. Difendere il lavoro significa difendere il potere d’acquisto degli stipendi e la sostenibilità delle imprese.
Il Governo ha annunciato un confronto con gli autotrasportatori. Ma servono risposte concrete, tempi certi e interventi duraturi.
La protesta non ha colore politico. Riguarda chi lavora, produce, trasporta merci e cerca di arrivare alla fine del mese.
Non si può continuare a chiedere sacrifici agli stessi cittadini senza affrontare le cause dei rincari.
Un Paese nel quale lavorare diventa sempre più costoso è un Paese con un problema sociale serio.
Gli italiani non chiedono privilegi. Chiedono di poter lavorare e vivere dignitosamente.
E questa volta la politica deve rispondere con i fatti, non con altre promesse.

