Venezia-Napoli, la prima volta di Nicola e il terzo scivolone di Allegri
Al Penzo si è vista la partita che il Napoli temeva di più. Nicola, all’esordio sulla panchina lagunare dopo l’esonero di Stroppa, ha schierato un 3-5-2 compatto e ha chiesto ai suoi di cedere volontariamente il campo, difendendo bassi e ripartendo sul primo pallone recuperato. Il piano ha funzionato alla perfezione perché il Napoli ha avuto il possesso ma non la profondità: dieci calci d’angolo a zero raccontano una squadra che ha spinto tanto sugli esterni senza mai trovare la via centrale. Il gol di Akor Adams a inizio ripresa nasce esattamente dallo scenario che Nicola aveva preparato, una transizione innescata da un rinvio di testa sbagliato e chiusa con la complicità di una deviazione.
Da quel momento la gara è diventata un assedio, e qui emerge il problema vero degli azzurri. Allegri ha riversato in campo tutto quello che aveva, con De Bruyne, Hojlund e Alisson Santos dentro in blocco a inizio ripresa, ma la squadra ha prodotto molta pressione e pochissima qualità nell’ultimo passaggio. Il rigore fallito dal belga, respinto da uno Stankovic che si è poi ripetuto su Lobotka e Alisson Santos, è il simbolo di una partita in cui il Napoli ha avuto tutto tranne la lucidità. È la terza sconfitta in sette giornate, arrivata pochi giorni dopo il passo falso europeo con il Villarreal, e la struttura nuova vista contro il Frosinone non basta più a mascherare un problema di finalizzazione.
Juventus-Lazio, il divario che nessuno si aspettava così netto
Il 3-0 dello Stadium non è il risultato di un episodio ma di una differenza strutturale che si è vista fin dai primi scambi. La Lazio di Gattuso è arrivata a Torino con il 4-3-3 di sempre e un’idea chiarissima: lasciare alla Juventus il possesso nella trequarti bassa, accettare qualche sofferenza iniziale e poi colpire sul primo errore di posizione. I bianconeri hanno avuto le occasioni migliori nella mezz’ora d’avvio, con la rete di Kolo Muani annullata per fuorigioco, ma le hanno costruite senza mai imporre un ritmo. Appena la partita si è allungata, la superiorità biancoceleste nelle corse è diventata evidente: il vantaggio di Provstgaard su cross di Zaccagni nasce da una palla inattiva gestita male, e da lì in poi la gara ha avuto un solo padrone.
Il secondo tempo ha certificato quello che il primo aveva solo annunciato. Nuno Tavares ha trasformato la fascia sinistra in un’autostrada, colpendo prima un palo e poi servendo a Isaksen il pallone del raddoppio, mentre la Juventus si allungava senza mai trovare la densità per rientrare in partita. Spalletti, squalificato e costretto a seguire la gara dalla tribuna, aveva cambiato sei titolari dopo l’impegno europeo di giovedì, scelta che non ha prodotto freschezza ma disorganizzazione. Il terzo gol di Dele-Bashiru a un minuto dalla fine è stato solo la sigla. La Lazio resta appaiata all’Inter in vetta e conferma di essere la squadra più in forma del campionato; la Juventus scivola all’ottavo posto e apre un capitolo che va ben oltre il campo.
Milan-Atalanta, un’ora di dominio e venti minuti di paura
A San Siro il Milan ha costruito la vittoria nei primi sessanta minuti e ha rischiato di buttarla negli ultimi trenta, ripetendo in versione meno grave lo stesso copione di Reggio Emilia. Amorim ha ritrovato un 4-2-3-1 pulito, con Modric a dettare i tempi davanti alla difesa e Rabiot libero di attaccare l’area da dietro, e per un’ora l’Atalanta di Sarri non ha mai trovato il modo di uscire dalla propria metà campo. L’infortunio di Kolasinac dopo venti minuti ha accelerato la discesa nerazzurra: il subentrato Obric ha causato subito il rigore trasformato da Gonçalo Ramos, e da lì la partita si è inclinata.
Il 3-0 maturato con il colpo di testa di Gila sul corner nato dal secondo rigore sbagliato dallo stesso Ramos sembrava chiuderla, e invece ha scoperchiato la fragilità rossonera. L’Atalanta ha trovato con i cambi la verticalità che le era mancata, riaprendo tutto con Gaetano appena entrato e accorciando con Krstovic, che aveva già colpito un palo. Nel finale il Milan si è difeso più per inerzia che per scelta, e il brivido dell’ultima occasione bergamasca pesa quanto i tre punti. Resta il dato che conta: i rossoneri agganciano il quarto posto e restano a quattro lunghezze dall’Inter, ma l’incapacità di amministrare un triplo vantaggio è ormai un tema ricorrente.
Il resto della giornata
Frosinone-Sassuolo 4-2: La risposta più fragorosa arriva da chi sette giorni prima era stato ridimensionato al Maradona. Raimondo, appena incoronato rivelazione del campionato e poi rimasto a secco contro il Napoli, si prende la copertina con una tripletta che lo porta a sette reti e in testa alla classifica marcatori. Il Sassuolo ha avuto il merito di rispondere due volte, con Berardi e Thorstvedt, ma ha regalato troppo: due dei quattro gol nascono da errori di Muric, e la squadra di Aquilani resta senza vittorie lontano dal Mapei.
Bologna-Inter 1-3: Il vantaggio iniziale di Pobega ha obbligato l’Inter a giocare la partita che Chivu non voleva, ma la reazione è arrivata prima dell’intervallo con Thuram e si è completata nella ripresa grazie alla panchina. Carlos Augusto e Bonny hanno chiuso i conti nell’ultima mezz’ora e i nerazzurri restano in vetta, confermando però il vizio di concedere troppo nei primi minuti.
Roma-Genoa 2-0: Gasperini ha ruotato pesantemente dopo la sconfitta europea con il Real Madrid e ha comunque ottenuto quello che cercava: Castro sblocca, Lulli chiude, e soprattutto arriva un’altra porta inviolata. I giallorossi restano a tre reti subite in sette giornate, un dato che continua a non avere eguali in Europa. Il Genoa di De Rossi regge un tempo e poi cede, restando invischiato nelle ultime posizioni.
Udinese-Lecce 0-3: Il Lecce di Di Francesco firma il colpo più netto del turno aggredendo l’Udinese sul suo punto debole, le palle inattive: Gaspar e N’Dri segnano entrambi su sviluppo di corner, poi Siebert chiude nel finale. I friulani restano fermi a quattro punti e continuano a pagare la stessa fragilità difensiva vista a Torino.
Fiorentina-Como 1-3: Al Franchi il Como conferma di essere una realtà ormai strutturata: Liberali e Nico Paz indirizzano la gara in quattro minuti, Pongracic riapre prima dell’intervallo e Douvikas chiude su assist dello stesso Nico Paz. La squadra di Fabregas sale al quinto posto, mentre la Fiorentina di Vanoli resta inchiodata a quattro punti con una classifica che inizia a pesare.
Panchine, numeri e retroscena
Il tema della settimana si è spostato immediatamente dalla classifica alle panchine. Spalletti ha definito la sua Juventus senza ritmo e senza idee, ammettendo di dover rivedere il rapporto con il gruppo, e alla domanda se la squadra fosse ancora con lui ha risposto che fino al giorno prima avrebbe detto di sì. Bremer ha ribattuto che l’allenatore dà le indicazioni ma in campo vanno i giocatori, e la frattura ha riportato tra i tifosi il nome di Conte. Sul fronte opposto il Venezia ha scelto la strada inversa, cambiando guida alla vigilia e vincendo subito con Nicola: due modi diversi di reagire alla stessa pressione, con esiti opposti nel giro di novanta minuti.
Sul piano dei numeri la giornata consegna un nuovo leader della classifica marcatori, Raimondo a quota sette, e una graduatoria sempre più schiacciata, perché dal quarto posto del Milan al dodicesimo del Sassuolo ballano appena sette punti. Il quadro resta peraltro parziale, visto che Monza-Cagliari e Parma-Torino devono ancora assegnare i loro punti e che i rossoblù hanno una gara in meno. Il turno successivo mette subito in fila gli incroci che contano: Napoli-Roma vale moltissimo per entrambe, mentre Lecce-Juventus si annuncia come la partita più delicata della stagione bianconera.

