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Quarta giornata di Serie A: la Juve cade al 94′, l’Inter ribalta ancora e in vetta restano solo Roma e Inter

Al Mapei il Sassuolo firma il colpo del turno con l'ex Adzic all'ultimo pallone e mette a nudo i limiti della Juventus. All'Olimpico Lazio e Milan giocano un tempo a testa, al Maradona il Napoli di Allegri ritrova solidità e vittoria. E i posticipi confermano il duello che sabato avremo in campo: Roma e Inter, a punteggio pieno, si sfidano già per il primato.

Napoli-Bologna, la vittoria che serviva ad Allegri

Al Maradona è andata in scena la partita più istruttiva sul Napoli di questo avvio. Gli azzurri arrivavano da tre sconfitte consecutive tra campionato e Champions e avevano bisogno di un risultato prima ancora che di una prestazione: il primo tempo lo ha raccontato bene, con una squadra bloccata da una forte componente tattica, un gol annullato al Bologna per un fuorigioco millimetrico dopo revisione VAR e, soprattutto, i fischi del pubblico all’intervallo. Il possesso era del Napoli, le occasioni pure, ma mancava l’ampiezza per aggredire davvero una difesa schierata.

La svolta è arrivata dalla panchina. Allegri ha cambiato i due esterni del tridente all’intervallo, inserendo Lang e Favasuli, e l’inerzia si è ribaltata in dieci minuti: il Bologna si è dovuto abbassare e al 66′ è arrivato il cross del giovane esterno, all’esordio in Serie A, per l’inserimento con i tempi giusti di Lobotka. Da lì il Napoli ha fatto quello che nelle settimane precedenti non era riuscito a fare, cioè controllare il vantaggio fino alla fine senza concedere nulla, con gli ospiti capaci di un solo tiro verso la porta nell’intera ripresa. Tre punti di corto muso che dicono due cose: Allegri ha ritrovato la solidità che a San Siro era mancata, e l’anima della squadra è oggi De Bruyne, uscito a fine gara per crampi dopo aver dettato i tempi per ottanta minuti. Sul fronte opposto, il Bologna resta la grande delusione dell’avvio con un punto in quattro giornate, un atteggiamento troppo rinunciatario e una settimana già complicata dalla squalifica di Tedesco, costretto a seguire la gara dalla tribuna.

Sassuolo-Juventus, il finale che fotografa una squadra

Il 3-2 del Mapei dice molto più del punteggio. Per un’ora la partita è stata bloccata, con la Juventus padrona del pallone ma incapace di trovare la porta se non con la traversa iniziale di Nico Gonzalez. Il problema bianconero è emerso quando la gara si è aperta: dal cambio forzato in difesa a inizio ripresa in avanti, la squadra di Spalletti ha mostrato crepe che il Sassuolo ha colpito con pochissimo, prima con l’inserimento di Esposito su invito di Matic, poi con la profondità concessa nel finale.

Il vero tema è la gestione. La Juventus ha avuto due volte il pareggio in tasca grazie a un Zhegrova entrato per cambiare la partita e capace di firmarla all’82’ e al 91′, e due volte ha perso l’equilibrio subito dopo, fino al contropiede del 94′ con la retroguardia evaporata: una serata in cui si è scelta la spregiudicatezza al posto del controllo, come ha ammesso Vicario nel dopogara, e in cui i due centravanti sono rimasti ancora a secco. La beffa, poi, ha un nome che pesa: Vasilije Adzic, in prestito dalla Juventus con diritto di riscatto, ha punito la sua proprietaria e ha chiesto scusa senza esultare. Per i bianconeri è il primo ko stagionale, e il Sassuolo di Aquilani li aggancia a quota sette.

Lazio-Milan, due partite in una

All’Olimpico è andata in scena la partita più schizofrenica del turno. Nei primi quarantacinque minuti la Lazio di Gattuso ha dominato con le armi che ne stanno facendo la rivelazione dell’avvio: inserimenti in profondità, sovrapposizioni sulle fasce, aggressività nei contrasti e riconquista immediata. Il 2-0 di Cancellieri e Noslin è arrivato sfruttando due errori di posizionamento della catena di sinistra rossonera, ma il vero dato è un altro: i biancocelesti hanno sprecato abbastanza da chiuderla e non l’hanno fatto.

Quello che è successo nell’intervallo spiega il resto. Amorim ha cambiato tre uomini in un colpo solo, togliendo i suoi peggiori e inserendo Moreira, Musah e Pulisic, e il Milan ha alzato il baricentro trasformandosi in un’altra squadra. La doppietta di Moreira tra il 65′ e il 67′, prima su assist di Pulisic e poi con un diagonale da fuori, ha riscritto la gara in centoventi secondi. La lettura è duplice: il Milan conferma di avere una panchina capace di spostare gli equilibri, ma anche di poter sparire per un tempo intero, come ha riconosciuto il suo allenatore; la Lazio dimostra di saper mettere in difficoltà chiunque, ma paga la mancanza di cinismo, e si ritrova con un punto dove ne meritava tre. Fuori dal campo resta l’immagine di un Olimpico semivuoto per la contestazione alla società, al punto che Gattuso ha pubblicamente chiesto ai tifosi di tornare.

Il duello in vetta: Roma e Inter a punteggio pieno

I posticipi hanno confermato le due squadre più in forma, ma con caratteristiche opposte. La Roma di Gasperini ha vinto 2-0 a Torino la quarta partita su quattro con la formula che le sta riuscendo meglio: un gol da transizione, con Dybala a innescare Malen, già a sei reti e capocannoniere solitario, e la chiusura nel recupero con Pisilli. È una squadra che concede poco, soffre in modo ordinato e colpisce quando serve. L’Inter, invece, resta l’Inter: sotto 0-2 dopo sedici minuti per due errori difensivi individuali, ha poi travolto l’Udinese 5-3 con cinque marcatori diversi. È la seconda rimonta casalinga da due gol di svantaggio in un mese e conferma la doppia natura della squadra di Chivu, una potenza offensiva senza pari in campionato e una fase difensiva che continua a scricchiolare. Sabato all’Olimpico, per il big match tra le due capoliste, sarà esattamente questo il tema.

Il resto della giornata

Venezia-Fiorentina 2-4: La scossa dell’esonero funziona: i viola trovano la prima vittoria trascinati dalla tripletta di Mastantuono. Il Venezia resta l’unica squadra ancora a zero punti.

Genoa-Frosinone 1-1: Il Genoa muove finalmente la classifica ma resta a quota uno, il Frosinone conferma di essere la neopromossa più solida e sale a sette punti.

Atalanta-Cagliari 1-2: Colpo grosso dei sardi a Bergamo, decisi dal rigore di Maldini dopo il pari di Scamacca. Il Cagliari è la vera sorpresa della classifica, l’Atalanta è già a un passo dalla crisi di identità.

Lecce-Monza 3-2: Successo pesante in ottica salvezza per i salentini, mentre il Monza resta fermo a un punto e comincia ad avere un problema.

Como-Parma 2-1: I lariani di Fabregas tengono il passo delle prime e agganciano la Lazio a dieci punti: è la conferma che il quarto posto passerà anche da loro.

Numeri e retroscena

Il turno lascia qualche interrogativo e un paio di curiosità. Il Torino di Abate è la squadra che esce peggio, con sei tiri totali contro la Roma e ancora zero gol davanti al proprio pubblico, mentre Bologna, Parma, Monza e Genoa restano fermi a un punto e il Venezia è l’unica ancora a secco. Curioso il retroscena del Maradona, dove Skorupski è finito in panchina per un ritardo alla riunione tecnica, e la statistica del Mapei, con la Juventus schierata per la prima volta nella sua storia senza un solo italiano tra i giocatori di movimento. Davanti, Roma e Inter viaggiano appaiate a dodici punti, con i giallorossi primi per differenza reti, seguiti da Como e Lazio a dieci e da un gruppo folto a sette, mentre la classifica marcatori è guidata da Malen a quota sei. Sabato all’Olimpico, con lo stadio esaurito da settimane, arriva il primo vero verdetto: se il campionato ha già una padrona, o se questa Serie A vuole continuare a non averne.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 39

Ingegnere Gestionale con 3 anni di esperienza in progetti di digitalizzazione dei processi e compliance regolatoria per una primaria azienda europea del settore energia. Dopo un primo percorso come Business Analyst, oggi opero come Consultant, coordinando team cross-funzionali e guidando iniziative di trasformazione dei processi aziendali in ottica digitale e normativa.

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