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3a giornata di Serie A: comandano in tre, il Napoli rincorre e la Fiorentina cambia allenatore

San Siro consegna la partita dell'anno e una rimonta da 0-2 che dice molto sull'Inter di Chivu e sui limiti del Napoli di Allegri. Allo Stadium, Juventus e Milan restano due cantieri: decidono i cambi, non i piani gara. Nel posticipo la Lazio di Gattuso vince ancora e sale in vetta, mentre la giornata lascia già un esonero, quello di Grosso alla Fiorentina.

Inter-Napoli, la partita che spiega due stagioni

Il 3-2 di San Siro è di quelle gare che a settembre valgono più dei tre punti, perché mettono in chiaro chi sono le due squadre. Il primo tempo, giocato su ritmi altissimi nonostante il caldo, ha raccontato un sostanziale equilibrio: pressione nerazzurra a folate, ripartenze centrali del Napoli con Anguissa a fare da grimaldello, e lo 0-0 tenuto in piedi dalla traversa colpita da Dimarco su punizione. Il vero snodo, però, è arrivato nei tre minuti in cui l’Inter si è disunita: tra il 50′ e il 53′ gli azzurri hanno colpito due volte, con Politano e Hojlund, approfittando di errori individuali più che di una manovra costruita. Un uno-due che avrebbe steso molte squadre.

Da lì in avanti si è visto il vero tema della serata: la capacità di reazione dell’Inter e la fragilità del Napoli quando deve solo difendere un vantaggio. Chivu ha risposto svuotando la panchina e alzando il baricentro, passando di fatto a un assetto a tre punte con gli ingressi di Carlos Augusto, Calhanoglu e Bonny. Il Napoli, invece, si è schiacciato senza mai riuscire a ripartire con ordine, sopravvivendo su un palo di Thuram e su due occasioni sprecate da Anguissa che, capitalizzate, avrebbero cambiato la storia della partita. Le firme sono pesanti: la doppietta di Lautaro, la testa di Thuram, ma il dato più significativo è che i tre gol nerazzurri nascono da situazioni diverse, in scivolata su cross basso, di testa su traversone, in mischia. Segno di una squadra che ha più modi per farti male.

Per Allegri il ritorno a San Siro è amarissimo e apre una domanda seria: con tre punti in tre giornate, dopo il ko interno col Como, il Napoli ha già un ritardo pesante e mostra un problema di gestione, non di qualità. Averla ripresa in mano per quaranta minuti e averla persa negli ultimi trenta è il tipo di sconfitta che lascia strascichi. L’Inter, dall’altra parte, si prende una vittoria che vale doppio perché nasce dopo un errore: nove punti su nove e la risposta a chi le contestava di non vincere gli scontri diretti, a pochi giorni dal debutto europeo col Real Madrid.

Juventus-Milan, quando decide la panchina

Se San Siro ha offerto spettacolo, lo Stadium ha offerto una fotografia. L’1-1 tra Juventus e Milan è il risultato più onesto possibile tra due squadre ancora in costruzione, che si sono annullate per un’ora e si sono accese solo quando sono entrati i cambi. Spalletti, in piena emergenza con sette assenze pesanti, ha comunque messo in campo un’idea riconoscibile: densità centrale, Conceicao e Nico Gonzalez a rientrare per calciare, un palo colpito nella ripresa. Il problema è stato davanti, dove Kolo Muani è stato ingabbiato per novanta minuti senza mai incidere, e questo è oggi il vero nodo bianconero.

Il Milan di Amorim, reduce da due vittorie, ha invece confermato di avere identità ma non ancora continuità: ha faticato a sviluppare la manovra contro una squadra che gli toglieva spazio, e ha trovato il vantaggio non da un meccanismo ma da una giocata individuale, il diagonale del classe 2006 Cisse, entrato dalla panchina insieme a Chukwueze e Loftus-Cheek. Un gol che ha anche interrotto un tabù, visto che i rossoneri non segnavano a Torino contro la Juve dal maggio 2023. La beffa finale nasce però da un dettaglio di posizionamento, un’uscita sbagliata di un braccetto che regala il fallo da cui parte il cross di Koopmeiners: lì Spalletti aveva già scelto la via estrema, mandando Gatti a fare il centravanti aggiunto. Il difensore ha segnato al 92′ e ha salvato una serata che stava diventando complicata.

La lettura è duplice. Il Milan può recriminare per aver accarezzato la vittoria fino al recupero, ma lo stesso Amorim ha ammesso di non averla meritata; la Juventus ha ottenuto un pareggio insperato, ma il fatto che la soluzione migliore in area sia stata un centrale difensivo dice tutto sul lavoro che manca. Due cantieri, appunto, con la differenza che i rossoneri hanno già una struttura di gioco e i bianconeri, per ora, soprattutto emergenze.

Il resto della giornata

Genoa-Como 1-4: Il segnale più forte dopo le milanesi: il Como continua a essere la squadra più convincente tra le outsider e si porta subito nel gruppo di testa, confermando quanto di buono aveva mostrato vincendo a Napoli.

Fiorentina-Torino 1-2: Il Toro trova la prima vittoria con un Adams in serata di grazia, la Fiorentina resta a zero punti in tre partite. Un dato che, di fatto, ha deciso una panchina.

Roma-Atalanta 2-1: La Roma vince lo scontro d’alta quota e resta a punteggio pieno insieme all’Inter: è la vera sorpresa, in positivo, di questo avvio. L’Atalanta incassa il primo stop e lascia strada.

Frosinone-Venezia 3-2: Le neopromosse si prendono la scena: doppietta di Raimondo e sigillo di Kvernadze per un Frosinone già a sei punti, il Venezia paga una rimonta iniziata troppo tardi.

Parma-Monza 1-1: Primo punto per entrambe le panchine, Cuesta e Juric: il Monza illude con Robinson, il Parma la riprende. Un pareggio che serve più al morale che alla classifica.

Bologna-Sassuolo 2-2: Il Bologna di Tedesco muove la classifica solo nel finale con Dovbyk, dopo aver rincorso un Sassuolo trascinato dal gol di Adzic.

Cagliari-Lecce 1-0: Il gol di testa di Maldini alla mezz’ora vale un successo più stretto di quanto dica il campo: i sardi di Pisacane hanno dominato la mole di gioco, colpendo anche due pali nella ripresa, ma la mancata chiusura del match ha tenuto in vita un Lecce sostenuto più dai nervi che dalle idee. Per Di Francesco, tre gare e due ko pesanti: il tema salvezza si è già presentato.

Udinese-Lazio 1-2: Il posticipo consegna la vera notizia del turno: la Lazio di Gattuso vince in rimonta e sale a punteggio pieno. Sotto per il diagonale di Karlstrom, i biancocelesti la ribaltano con la firma ormai ricorrente di Frattesi, terzo gol decisivo in tre partite, e con il neoarrivato Gudmundsson. Un dato dice tutto sul nuovo corso: nove punti costruiti senza mai dominare, con solidità e colpi dalla panchina. L’Udinese, imbattuta fino a ieri, paga l’incapacità di gestire il vantaggio.

Panchine, moviola e retroscena

La coda della giornata è più rumorosa delle partite. La Fiorentina ha esonerato Grosso poche ore dopo il ko di Firenze: zero punti in tre giornate e ultimo posto solitario, un avvio che nessuna piazza con quelle ambizioni poteva reggere. A Torino, invece, si è vissuta una serata di nervi, con Spalletti irritato dai festeggiamenti avversari e Conceicao polemico sui centimetri del fuorigioco.

Sul fronte arbitrale, il caso della giornata è il tocco di braccio di Lobotka nell’area del Napoli, non sanzionato né da Sozza né dal VAR e considerato da diverse moviole un rigore netto per l’Inter: un episodio che, con il punteggio sullo 0-0, avrebbe potuto indirizzare diversamente la serata.

La classifica finale della giornata racconta un vertice a tre, Inter, Roma e Lazio a punteggio pieno, con Como, Juventus e Milan appaiate a sette e un Napoli già costretto a rincorrere da lontano. È presto per le sentenze, ma qualche indicazione c’è: chi ha una struttura di gioco definita sta facendo punti anche nelle giornate storte, chi è ancora in costruzione li sta lasciando per strada. E il turno che verrà, con Lazio-Milan e Sassuolo-Juventus, dirà subito se il gruppo di testa ha davvero questa forma.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 38

Ingegnere Gestionale con 3 anni di esperienza in progetti di digitalizzazione dei processi e compliance regolatoria per una primaria azienda europea del settore energia. Dopo un primo percorso come Business Analyst, oggi opero come Consultant, coordinando team cross-funzionali e guidando iniziative di trasformazione dei processi aziendali in ottica digitale e normativa.

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