Negli ultimi cinque anni, tra il 2021 e il 2026, il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo. L’occupazione è aumentata a livelli record mentre la disoccupazione è diminuita. Fatto sta che la crescita occupazionale ha riguardato soprattutto la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), mentre ha relegato in un angolo i giovani.
La fotografia scattata in tal senso dall’Istat è molto chiara: l’aumento complessivo del tasso di occupazione è stato di 4,4 punti percentuali con circa 1 milione 600mila occupati in più mentre la flessione della disoccupazione è stata di 3,4 punti, con -787 mila persone in cerca.
In ogni caso, come dicevamo, l’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali).
Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.
L’incremento dell’occupazione – spiega l’Istat – ha interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori. Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro. A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto.
Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, sottolinea l’Istat, sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni. Il che determina un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale.
In ogni caso, i dipendenti permanenti sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026. Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022.

