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Marcinelle, il dovere della memoria e il diritto di tornare a casa

Quella tragedia non appartiene al passato. Parla ancora al presente.

L’8 agosto non è una ricorrenza qualsiasi. È una data che richiama una delle tragedie più gravi della storia del lavoro italiano.
L’8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, persero la vita 262 lavoratori. Tra loro c’erano 136 italiani. Erano uomini partiti dalla propria terra con una speranza. Cercavano un salario, una vita dignitosa, un futuro per le loro famiglie. Trovarono la morte.
Quella tragedia non appartiene al passato. Parla ancora al presente.
Ogni volta che un lavoratore muore durante il proprio turno, Marcinelle torna a interrogarci. Cambiano i luoghi, cambiano le professioni, cambiano le tecnologie. Il dolore delle famiglie resta identico.
L’Italia continua a registrare un numero inaccettabile di morti e di infortuni sul lavoro. Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie, figli, genitori. Ridurre tutto a una statistica significa perdere il senso del problema.
La sicurezza sul lavoro non si garantisce con gli slogan. Servono investimenti, controlli, formazione efficace, manutenzione, organizzazione e responsabilità. Ogni datore di lavoro ha il dovere di mettere i propri dipendenti nelle condizioni di lavorare senza rischiare la vita. Ogni lavoratore ha il diritto di rientrare a casa al termine della giornata.
La prevenzione resta lo strumento più efficace. Una formazione svolta con serietà cambia i comportamenti. Un preposto presente individua i rischi. Un’organizzazione attenta elimina le situazioni di pericolo prima che diventino tragedie. Quando uno di questi elementi manca, aumenta la possibilità che un incidente diventi irreparabile.
Marcinelle insegna anche un altro valore. La dignità del lavoro non ha nazionalità. I lavoratori italiani di ieri erano migranti. Oggi migliaia di lavoratori stranieri operano nei nostri cantieri, nelle campagne, nelle fabbriche e nella logistica. La loro sicurezza vale quanto quella di ogni altro lavoratore. I diritti non cambiano con il passaporto.
Ricordare Marcinelle significa assumersi un impegno. Ogni istituzione, ogni impresa, ogni organizzazione sindacale e ogni professionista della sicurezza deve fare la propria parte. La cultura della prevenzione deve diventare un patrimonio condiviso e non un obbligo da rispettare per evitare sanzioni.
L’8 agosto è il giorno della memoria. La memoria, però, ha valore se produce scelte concrete. Il modo migliore per onorare le vittime di Marcinelle non è una corona di fiori o un minuto di silenzio. È impedire che altri lavoratori perdano la vita mentre stanno svolgendo il proprio lavoro.
Questo deve essere l’obiettivo di un Paese civile. Perché il lavoro dà dignità. Non deve mai togliere la vita.
Lo possiamo programmare per l’ 8 agosto?

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Direttore Editoriale - Articoli pubblicati: 222

Libero Professionista e Giornalista, impegnato oltre che sul fronte dei servizi e prestazioni connesse al tema della prevenzione degli infortuni in ambienti di lavoro, ha maturato una notevole esperienza nell’ambito delle relazioni sindacali, ed oggi è tra i fondatori di diverse realtà sindacali di carattere Nazionale.

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