Oltre 253 mila imprese e più di un milione di occupati, l’Economia del mare in Italia si conferma una delle più solide. Il Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026 del ministero delle Imprese e del Made in Italy ha evidenziato che genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale.
Come dire: l’onda lunga o, se volete, la bonaccia, non smette di soffiare su questo settore: rispetto all’ultima rilevazione effettuata, il valore aggiunto complessivo è cresciuto di circa 9,6 miliardi. E cresce anche il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di euro.
I dati positivi non finiscono qui: crescono anche gli addetti del settore, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana.
Il moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.
La quattordicesima edizione del Rapporto ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva “blu”, vale a dire del mare: le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri via mare, la ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.
Quest’anno, è stata annunciata anche la pubblicazione del primo Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, realizzato in collaborazione con il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), che verrà presentato al Senato il 16 luglio prossimo.
“La Blue Economy non è più un settore di nicchia ma una leva industriale e occupazionale per l’Italia e per l’Europa. Per il governo il mare è una risorsa di sviluppo centrale per il sistema Paese ed è nostro obiettivo rafforzare la leadership in questo settore per trasformare la centralità in opportunità di crescita per le nostre imprese”, ha detto il ministro Adolfo Urso. “I risultati di questo Rapporto confermano la competitività italiana. Questa crescita è frutto di una strategia di politica industriale mirata. Il mare deve tornare al centro dell’agenda europea perché il Mediterraneo è un crocevia strategico di rotte commerciali e flussi energetici in una fase in cui gli equilibri cambiano continuamente per via dei conflitti. In questo contesto geopolitico l’Italia occupa una posizione importante, strategica per il Mediterraneo e per l’Europa”.
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha aggiunto: “Il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all’occupazione, evidenzia come questa filiera sia divenuta una vera e propria leva di politica industriale. Perché in essa ritroviamo tutte le componenti dello sviluppo, in termini di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture. Ogni euro generato dalla Blue Economy ne attiva un ulteriore 1,8 in altri settori. In un ambito in cui servono competenze, innovazione e una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo il sistema camerale continuerà a fare la sua parte assumendosi la responsabilità di produrre conoscenza, di accompagnare le imprese per favorirne gli investimenti e la competitività”.

