136 visualizzazioni 3 min 0 Commenti

Cybersicurezza, il mercato cresce ma nove aziende su dieci non trovano personale qualificato

Dossier del Politecnico di Milano: il settore accresce il proprio valore del 12%, ma le imprese incontrano difficoltà nel reperire giovani talenti e lavoratori specializzati

La guerra ibrida mossa dalla Russia di Vladimir Putin alla Nato e il dilagare della criminalità informatica ha imposto a molti Paesi, inclusa l’Italia, di investire in cybersicurezza. Molte aziende, però, non riescono a trovare personale qualificato. I numeri diffusi dall’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano delineano perfettamente questo scenario. Nel 2025 il settore ha raggiunto i 2,78 miliardi di euro di valore, in crescita del 12% rispetto al 2024, e nel 2026 sette grandi aziende su dieci prevedono di incrementare il budget destinato alla cybersicurezza. Nello stesso periodo, però, quasi nove grandi organizzazioni italiane su dieci non riescono a coprire le posizioni aperte per mancanza di candidati con le competenze richieste.
Insomma, la domanda è alta ma i lavoratori sono pochi. E anche la cybersicurezza deve fare i conti con il mismatch. Anche qui i numeri vengono in soccorso. Il bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, pubblicato a marzo scorso, indica che per i tecnici informatici la quota di assunzioni difficili da realizzare ha raggiunto addirittura il 52%. A confermare la tendenza è l’Osservatorio del Politecnico di Milano, secondo il quale in Italia la carenza di talenti riguarda quasi nove grandi organizzazioni su dieci. Lo squilibrio diventa ancora più rilevante se confrontato con la pressione crescente sulle imprese: nel 2025 il 34% delle grandi aziende italiane ha subito attacchi informatici con costi significativi di ripristino, segnale che la domanda di competenze in cybersicurezza è destinata a restare alta nei prossimi anni.
Se i giovani talenti mancano, per i lavoratori disposti a seguire percorsi di riconversione professionale si aprono praterie. A differenza di altre aree IT, nella cybersicurezza non sono richiesti titoli di studio specifici, lauree tecniche e anni di esperienza nel settore. Contano le competenze certificate e la capacità di applicarle ai contesti aziendali reali. È proprio questa la caratteristica che spalanca spazi concreti a chi proviene da settori non tecnici e cerca un cambio di carriera in un’area con domanda superiore all’offerta. Ed è sempre questa caratteristica rende la cybersicurezza una delle aree con maggiore mobilità professionale e percorsi di accesso più strutturati.
Non a caso proliferano realtà come Visione Academy, accademia di formazione fondata nel 2022 da Paolo Barberini e specializzata in percorsi che portano gli studenti a conseguire le certificazioni CompTIA. Per rispondere alla velocità con cui evolvono le competenze richieste dal mercato, Visione Academy ha ridisegnato il proprio servizio di accompagnamento al lavoro. Il modello tradizionale di placement, che si concludeva con il primo inserimento dello studente, è stato sostituito da un percorso continuativo che segue la persona lungo tutta la carriera: cambi di azienda, percorsi di specializzazione su tecnologie emergenti, esperienze all’estero. Un approccio che riflette la dinamicità del mercato della cybersicurezza, in cui le competenze richieste si aggiornano costantemente e le carriere raramente si svolgono all’interno di un’unica organizzazione.

Avatar photo
Autrice - Articoli pubblicati: 24

Maria Ludovica, è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma. Da sempre interessata al diritto del lavoro, ha sviluppato una forte attenzione verso i temi della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali e delle dinamiche tra imprese e dipendenti. Il suo percorso di studi è orientato a costruire competenze solide in ambito giuridico, con l'obiettivo di operare nel settore del lavoro, anche in contesti sindacali o istituzionali.

Scrivi un commento all'articolo