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Fino a che punto è conveniente usare l’Intelligenza artificiale?

Intelligenza Artificiale lavoro
I dati del Work AI Index 2026 rivelano le ore che occorrono a correggere ciò che produce la nuova tecnologia

Allo stato, l’Intelligenza artificiale fa risparmiare davvero tempo a chi la utilizza o no? A volte funziona, altre volte molto meno. Le ore che si passano a controllarla e correggerla non sono affatto poche. Un recente studio – Work AI Index 2026 – condotto tra dicembre 2025 e gennaio 2026 su 6mila lavoratori tra Stati Uniti, UK e Australia ha fatto emergere un quadro complesso.

Mediamente, grazie alla nuova tecnologia, si risparmiano 11 ore a settimana. Ma spesso, c’è da fare i conti con il fenomeno del botsitting. Letteralmente, del dover fare da baby sitter all’Intelligenza artificiale.

A settimana, si è calcolato che questa mansione rubi in media 6,4 ore. E c’è anche chi parla di AI brain fry, ovvero rischio di esaurimento cognitivo per chi utilizza in maniera eccessiva l’IA.

La piattaforma Torcha ha evidenziato che, mentre la Casa Bianca ha spinto Anthropic a “spegnere” i software più performanti come Fable 5, aziende e liberi professionisti continuano da anni a sperimentare con quel che offre il mercato. Anche se quest’ultimo è sempre più a pagamento.

“Nello studio Work AI Index 2026 è emerso un dato interessante: se i dipendenti stanno effettivamente riscontrando benefici nell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, dal loro punto di vista non si direbbe lo stesso per le imprese in cui lavorano. L’87% dei lavoratori coinvolti nella ricerca usa l’IA, ma appena il 13% ha dichiarato che l’impiego di questa tecnologia ha migliorato le performance dell’azienda”.

Insomma: l’impiego dell’IA fa correre il rischio di produrre un lavoro impreciso se non rigorosamente controllato. Il botshitting, la pratica di delegare all’IA senza fare alcune verifica, è da evitare. Ma ammette di ricorrervi quasi il 70% del campione.

Sta di fatto che gli effetti quotidiani dell’IA non impattano soltanto sul nostro tempo in ufficio, ma anche sulla nostra mente.

L’Harvard Business Review con una ricerca che ha alzato il livello di allerta per chi fa un uso eccessivo di questi strumenti.

“Contrariamente alla promessa di avere più tempo per concentrarsi su un lavoro significativo, la giocoleria e il multitasking possono diventare le caratteristiche definitive del lavoro con l’IA”, hanno scritto gli autori dello studio descrivendo un lavoratore tipo nell’era dell’IA come una sorta di direttore d’orchestra, supervisore, della nuova tecnologia.

Tant’è che il 14% dei lavoratori ha sperimentato il cosiddetto AI brain fry, un mix tra annebbiamento mentale e incapacità di concentrarsi.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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