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Perché la sicurezza sul lavoro deve includere il tragitto che da casa ci porta sul posto designato

I consulenti del lavoro hanno avanzato una proposta: includere il rischio stradale nel DVR aziendale

Un lavoratore deve agire in un ambiente sicuro sempre, anche quando, uscito di casa, raggiunge il proprio posto di lavoro. È il principio emerso da un’analisi condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “L’incidentalità in itinere – Dati e tendenze”,  su dati Inail e diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile.

Da questo studio emerge che diminuiscono gli infortuni in azienda, ma anche che il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Tant’è che i Consulenti propongono di inserire il rischio stradale nel DVR (il Documento di valutazione dei rischi) aziendale.

Con 9.444 casi nel 2024, Roma è la provincia italiana con il più alto numero di infortuni in itinere.

Ancora più significativo il dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio.

Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realtà in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni.

A livello regionale, dunque, il Lazio presenta l’incidenza più elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, è il Veneto a registrare il valore più alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia.

Ciò che preoccupa è il fatto che il fenomeno è in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l’incremento è del 3,2%.

Ma non si tratta solo di sicurezza stradale. Alla base dell’incidentalità incidono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l’utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l’affaticamento legati al pendolarismo, oltre all’invecchiamento della forza lavoro che rappresenta un elemento strutturale rilevante.

L’aumento dell’età media degli occupati è infatti associato a una maggiore vulnerabilità: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime.

In un periodo in cui si riparla di smart working, incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea.

Il quadro tracciato evidenzia come gli incidenti in azienda siano diminuiti grazie ai numerosi interventi normativi degli ultimi anni. Ma resta evidente la necessità di ampliare l’approccio alla prevenzione anche agli infortuni in itinere.

Per questo i Consulenti del Lavoro hanno avanzato la proposta di includere il rischio stradale nel DVR aziendale, così da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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