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Sentenza storica a Padova: riconosciuto l’infortunio di lavoro per una caduta durante lo smart working

Ribaltata la decisione iniziale dell'Inail che aveva qualificato l'episodio come "infortunio domestico", negando le tutele previste per il lavoro subordinato

Una sentenza storica del Tribunale di Padova riconosce l’indennizzo per infortunio sul lavoro a una dipendente dell’Università di Padova, infortunatasi durante lo smart working a casa.

Il caso, avvenuto ad aprile 2022 nel pieno delle restrizioni Covid, ribalta la decisione iniziale dell’Inail che aveva qualificato l’episodio come “infortunio domestico”, negando le tutele previste per il lavoro subordinato.

La lavoratrice, impiegata nell’area amministrativa della sede centrale Del Bo e iscritta al sindacato FGU Gilda Unipd, era in smart working come molti colleghi. Durante una riunione online davanti al computer, si alza per raccogliere alcuni fogli caduti: inciampa male con il piede destro, procurandosi una doppia frattura alla caviglia. Chiama immediatamente un’ambulanza: segue intervento chirurgico, ricovero ospedaliero e 137 giorni di inabilità al lavoro.

L’Inail inizialmente riconosce l’infortunio come indennizzabile, ma dopo poche settimane ritratta, classificandolo “infortunio domestico”. Questo esclude coperture specifiche per infortuni sul lavoro: la dipendente ricorre alle prestazioni Inps, sostenendo di tasca propria tutte le spese mediche e perdendo il diritto al risarcimento del danno biologico postumo. Il ricorso interno all’Inail non cambia nulla; l’ente conferma l’esclusione.

Interviene il sindacato FGU Gilda Unipd, fornendo assistenza legale gratuita. Gli avvocati presentano ricorso al Tribunale di Padova, sezione Lavoro. Solo allora l’Inail contatta la donna per una visita collegiale, ma rifiuta di rimborsare spese mediche e legali. L’8 maggio 2025 arriva la svolta: il giudice dichiara “cessata la materia del contendere” sulla natura dell’infortunio e sulle entità postume, accogliendo integralmente le richieste. La lavoratrice ottiene 1.300 euro di rimborso spese, più indennizzo mensile per l’inabilità.

Andrea Berto, segretario FGU Gilda Unams all’Università di Padova, celebra “un grande successo per la lavoratrice, il sindacato e gli avvocati”. È una rara vittoria in Italia contro la tendenza dell’Inail a equiparare infortuni in smart working a quelli domestici, nonostante le norme sulla sicurezza sul lavoro valgano anche a casa. “Le leggi esistono, ma la normativa è sintetica: l’attività domiciliare deve essere tutelata come quella in ufficio”, sottolinea Berto, invitando i colleghi a contattare il sindacato per difendere i diritti.

Il caso illumina i rischi dello smart working diffuso post-Covid: senza chiare regolamentazioni, i lavoratori perdono protezioni Inail, con oneri economici e sanitari a proprio carico. Questa sentenza rafforza la giurisprudenza, spingendo per interpretazioni più inclusive delle tutele sul lavoro agile.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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