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Disagio mentale, quasi un italiano su due dà la colpa al lavoro

Uno studio dell'Università di Udine sarà al centro della prossima edizione del Festival "Collega-Menti"
Ormai è uno dei temi imprescindibili quando si parla di lavoro in Italia. Soprattutto da dopo il Covid, sempre più lavoratori, nell’accettare un impiego, vogliono la garanzia non solo di avere un buon salario, ma anche un buon bilanciamento tra vita privata e professionale, con un clima lavorativo stimolante e non stressante.
Del resto, un sondaggio dell’Università di Udine ci dice che il 47% indica il lavoro come principale causa di disagio mentale quotidiano.
Dal 2 al 4 ottobre prossimo, l’esito di questa ricerca sarà discusso in occasione di “Collega-Menti”, il festival dedicato all’incontro tra discipline e saperi.

Ma tant’è: l’indagine, condotta su 625 persone tra i 18 e i 60 anni, racconta una società sempre più schiacciata da ritmi intensi, in primis dal sovraccarico digitale. Il 27% denuncia, infatti, gli effetti negativi dell’iperconnessione e della continua reperibilità. Come dire: la disconnessione sarebbe un diritto. Ma spesso anche lo smart working si traduce in un non staccare mai la spina.

Dalla ricerca emerge anche che il 57% degli intervistati chiede maggiori informazioni e strumenti per comprendere meglio il rapporto tra mente e corpo e migliorare il proprio benessere psicofisico.

Ma cosa fanno gli italiani per rifuggire dallo stress? Cercano rifugio soprattutto nella natura, scelta dal 31% del campione, e nelle relazioni sociali, indicate dal 29%.

Il tema dell’equilibrio, quindi, sarà al centro della quarta edizione di “Collega-Menti 2026”, in programma dal 2 al 4 ottobre tra Udine, Gemona del Friuli, Pordenone e Gorizia.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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