L’Italia scala posizioni nella classifica europea dell’uguaglianza di genere e si posiziona al 12esimo posto. Eppure il Paese deve ancora fare i conti con numerose criticità come i divari nel lavoro, dove occupa l’ultimo posto nell’Eurozona. A fotografare la situazione è il bilancio di genere pubblicato dalla Ragioneria dello Stato.
Nel 2025, dunque, l’Italia si piazza al 12esimo posto nella classifica dell’uguaglianza di genere stilata in base all’indice di uguaglianza di genere (Gei), prodotto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). Il Paese guadagna 13 posizioni e mostra progressi rispetto ai valori del 2010, 2015 e 2020. Il suo punteggio, infatti, arriva a 61,9 rispetto alla media europea di 63,4.
Un’altra nota positiva è legata alla riduzione del gap uomo-donna nelle posizioni di vertice, dove l’Italia in 15 anni riesce a risalire dalla 24esima posizione alla nona. Quanto alla politica, aumenta l’equilibrio di genere in Parlamento, sebbene la parità sia ancora lontana. Nel potere economico, invece, le donne italiane sono maggiormente presenti nelle cariche dei cda delle più grandi società quotate, superando il 44%.
I problemi, però, restano e si manifestano in riferimento a lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Nel lavoro l’Italia è lontanissima dalla media europea e arretra rispetto al passato: 61 punti, il livello più basso nell’Ue, e -1,4 punti in 15 anni. Il flop si spiega innanzitutto con la bassa partecipazione delle donne al mondo del lavoro, occupate soprattutto a tempo parziale, e con la loro concentrazione in settori caratterizzati da salari più bassi e minore riconoscimento. Senza dimenticare che comparti ad alta crescita come l’Ict sono ancora appannaggio prevalentemente degli uomini.
Ancora, l’indicatore di basso reddito evidenzia un altro divario penalizzante per le donne, spesso percettrici di un reddito secondario o integrativo rispetto a quello primario del capofamiglia. Questa disparità di retribuzione è confermata dalle dichiarazioni Irpef: pur costituendo quasi la metà del totale dei contribuenti (47,7%), il reddito dichiarato dalle donne è solo il 38,5% del totale. Il gentil sesso, infatti, tende a concentrarsi nelle classi a basso reddito: il 44,7% ha redditi fino a 15mila euro contro il 28% degli uomini; sopra i 50mila euro si colloca il 10% degli uomini e appena il 4,3% delle donne.
Infine, se si analizza la quantità di tempo dedicato alle mansioni domestiche, anche qui si registra una forte asimmetria. Le donne italiane, infatti, sostengono un carico di lavoro ben più accentuato rispetto alla media europea. E mentre le donne utilizzano di più lo smart working per conciliare vita privata ed esigenze familiari, la propensione dei padri a usufruire dei congedi parentali rimane ancora troppo scarsa.

