Croce e delizia: così si potrebbe riassumere l’impatto del turismo sulla nostra economia. E già, perché se, a livello macroeconomico rappresenta una voce sempre più importante per il nostro Pil, per il sistema-Italia, per chi lavora in questo settore, spesso e volentieri, si traduce solo in stipendi poveri.
In realtà, la questione non è nuova. ma i nuovi dati diffusi dalla Cgil dicono che poco o nulla si sta facendo per risolverla.
Ben 7 lavoratori su 10 nel settore del turismo hanno un reddito al di sotto della soglia di una vita dignitosa. Inoltre, il sindacato di Landini lamenta un abuso dei contratti part-time.
Il picco dell’orario ridotto riguarda soprattutto le donne.
Ma non solo: sempre stando al report della Cgil, 6 over 65 su 10 lavorano a tempo parziale nel turismo, quasi nella stessa ercentuale degli under 19 (il 55%9.
Ma la percentuale si attesta attorno al 60% anche in tutte le fasce d’età intermedie.
La conclusione che ne trae il sindacato è che più che una forma di ingresso nel mercato del lavoro o di uscita dalla vita attiva, il part-time diventa una condizione che caratterizza l’intera vita lavorativa.
In ogni caso, questa condizione caratterizza soprattutto le donne: 7 su 10 tra quelle assunte a tempo indeterminato lavorano comunque a orario ridotto, una quota superiore al 63% delle lavoratrici a termine e al 50% delle stagionali.
Tra gli uomini, invece, il part-time interessa il 53% dei dipendenti stabili e sale al 61% tra quelli a tempo determinato.
La domanda che sorge spontanea, in ogni caso, è questa: sono dati veritieri, oppure nascondono un mondo che va avanti (anche) grazie al nero? Il dubbio è più che lecito anche quando si mettono a confronto le retribuzioni.
Quella generale media nel settore del turismo è di 15.648 euro, con un’incidenza di lavoro povero al 59%.
Nello specifico, però, le donne, guadagnano mediamente ancora di meno: 13.112 euro con un’incidenza di lavoro povero al 69,94%. I maschi, invece, se la cavano con 14.329 euro e un’incidenza di lavoro povero al 64,69%.
La stessa Cgil, davanti a questi dati, si è resa conto che la vera patologia del settore è l’applicazione fittizia dei contratti: nel turismo, l’80-90% delle irregolarità riguarda il lavoro grigio, con poche ore dichiarate e il resto lavorato fuori busta, straordinari non pagati e sotto inquadramenti, ferie e permessi negati.
Come dire: il turismo può rappresentare anche il petrolio dell’Italia. Ma non degli italiani.

