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Un italiano guadagna, in media, meno di 28 mila euro l’anno

Il Rapporto Inps basato sui dati del 2025 fotografa il mercato del lavoro italiano

Record di occupati, ma anche salari troppo bassi. Evidenzia questo il Rapporto Inps basato sui dati del 2025, diffuso ieri dall’istituto di previdenza. Non è, quindi, tutt’oro ciò che luccica: 24 milioni di lavoratori, dato spinto dai rapporti dipendenti a tempo indeterminato, fanno restare l’Italia sotto la media europea, per di più con forti divari di genere.

E comunque: il buon andamento dell’occupazione interessa soprattutto i servizi dove i rapporti di lavoro risultano maggiormente intermittenti mentre produttività e salari sono più bassi. Prosegue invece il calo nell’industria con una contrazione di dipendenti dal 43% del 2007 al 33% del 2025.

Ma, in media, quanto guadagna un italiano? Inps calcola che la retribuzione media annua nel 2025 ha toccato quota 27.649 euro, in crescita di 3,6% in un anno e del 14,5% rispetto al 2019.

Sta di fatto che questa cifra scaturisce da forti oscillazioni tra chi svolge un’attività a tempo pieno per tutto l’anno e chi, al contrario, è impiegato part time o full time ma solo in determinate stagioni.

L’inflazione, poi, fa il resto. Nel periodo 2019-2025 la crescita del livello dei prezzi si è attestata tra il 18,2% dell’indice Foi e il 20,5% dell’indice Ipca. In entrambi i casi, i dati superano l’andamento delle retribuzioni lorde. Mentre se si considerano le retribuzioni nette, tra “detrazioni e nuove esenzioni” i salari si avvicinano al dato sull’inflazione con una crescita pari al 19,2% dall’anno pre-Covid.

Nel frattempo, poi, si sono allungati anche i tempi per andare in pensione. L’Istituto certifica un aumento dell’età anagrafica per l’uscita dal lavoro, salita di 7 anni dal 1995: il pensionamento oggi avviene mediamente a 64 anni e 10 mesi, rispetto ai 57 anni e 7 mesi. Dal 2020 le pensioni di vecchiaia si sono stabilizzate sui 67 anni, circa sei in più di quelle anticipate. L’età media sale anche se si considerano i lavoratori dipendenti privati e pubblici: nel 2025 è stata di 64 anni e sette mesi, contro i 64 anni e 5 mesi del 2024 e i 61 anni e 7 mesi del 2012.

Il divario uomo-donna nell’accesso al mercato del lavoro e nelle retribuzioni fa sentire i suoi effetti anche sulle pensioni. Il Rapporto calcola che le pensionate  italiane rappresentano oltre la metà della platea ma percepiscono in totale 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi degli uomini.

Secondo Inps il lavoro femminile continua a rappresentare una delle sfide principali dell’occupazione in Italia. Su questo aspetto, agevolazioni economiche alle famiglie come l’Assegno unico universale per i figli a carico e altri bonus natalità rischiano di frenare la partecipazione delle donne al mercato.

Al contrario, strumenti come il bonus asili nido e lo smart working contribuiscono a ridurre le difficoltà occupazionali derivanti dalla cura dei figli.

Stando al Rapporto, l’accesso al bonus nido, in particolare, incrementa del 6% le probabilità per le madri di trovare o mantenere un impiego. Come ha evidenziato il presidente Inps, Gabriele Fava, il bonus ha ottenuto negli ultimi anni un progressivo potenziamento con un allargamento della platea di potenziali beneficiari, passata dal 4% del 2017 al 35% dello scorso anno.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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