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Lavoro ai detenuti per abbattere il tasso di recidiva, la proposta del Cnel

Ad oggi solo il 33% è coinvolto in attività: da qui l'iniziativa dell'organismo guidato da Renato Brunetta

Nelle 189 carceri italiane, si calcola che il tasso di recidiva è pari al 68,7%. Una percentuale, evidentemente, troppo alta che anche il mondo del lavoro è chiamato ad abbassare. Tant’è che il Cnel, lo scorso 29 maggio, ha depositato una proposta di legge che punta a incidere sulla qualità della carcerazione e della vita proprio della platea carceraria. Una platea, bisogna dire, articolata e spesso dal monitoraggio complesso. Infatti, oltre ai 61.049 che stanno scontando la loro pena in carcere, in Italia si contano 100-120mila persone in regime di esecuzione esterna e un gruppo ancora più eterogeneo che oscilla tra gli 80 e 100mila che è in attesa di sapere quale sarà l’esecuzione.
Di tutte queste persone solamente un numero ristretto accede ad attività lavorativa.

Secondo gli ultimi dati Dap, complessivamente, il 33% dei detenuti è sì coinvolto in attività lavorative, ma solo l’1% è impiegato presso imprese private e il 4% presso cooperative sociali. La stragrande maggioranza (l’85%) cioè lavora alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria.

I numeri, fra l’altro, evidenziano anche una disparità geografica nell’impiego dei detenuti. Segnalano un divario di 15,1 punti percentuali tra la prima e l’ultima Regione classificata, rispettivamente Lombardia e Valle D’Aosta.

Da qui la necessità di un’inversione di rotta, anche perché la mancata offerta di opportunità lavorative per i detenuti priva lo Stato di un ritorno sul Pil fino a 480 milioni di euro.

Il Cnel del presidente Renato Brunetta, quindi, come interviene?

La sua proposta di legge prevede un rafforzamento delle agevolazioni previste per gli imprenditori che impiegano persone detenute. Ma anche l’introduzione della parità di trattamento economico; l’informatizzazione di tutte le esperienze in campo che coinvolgono le imprese e le strutture carcerarie, l’inserimento al lavoro dei giovani in uscita dagli istituti penali per i minorenni.

In sostanza, si tratta di una profonda rivisitazione dell’attuale quadro normativo e regolamentare in materia di ordinamento penitenziario che punta alla strutturazione di una rete interistituzionale in grado di gestire il problema dell’inclusione lavorativa nella sua globalità sia in carcere che nella fase post-rilascio. Ma anche ad attrarre stabilmente risorse esterne sia in termini economici che di competenze anche digitali con l’elaborazione di interventi ad alto impatto su scala nazionale in grado di coinvolgere un numero significativo di detenuti.

A tal fine, è stato previsto un segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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