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Passaggio scuola – lavoro, la novità di quest’anno

Diventa strutturale la riforma del 4+2 per una filiera più integrata, capace di mettere in relazione istituti tecnici e professionali, percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, ITS Academy e mondo produttivo

Nonostante avanzi da più parte l’idea di posticipare al primo ottobre l’apertura delle scuole causa il gran caldo, siamo ormai alla vigilia del nuovo anno scolastico. E uno degli obiettivi che si è dato il governo con la riforma dell’istruzione tecnico-professionale è quello di saldare il mondo della scuola con quello del lavoro.

Lo dimostra anche il dossier “Attraversamenti. La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento” che analizza il nuovo modello 4+2, attraverso le voci di 15 esperti e di 65 studentesse e studenti provenienti da istituti tecnici, professionali e Istruzione e Formazione Professionale (IeFP).

In pratica, con il modello 4+2 che da quest’anno entra nell’offerta ordinaria del secondo ciclo, gli istituti tecnici e professionali possono attivare percorsi di scuola superiore della durata di quattro anni, in alternativa ai tradizionali cinque, collegati alla possibilità di proseguire la formazione di due anni negli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori).

L’obiettivo della riforma è costruire una filiera più integrata, capace di mettere in relazione istituti tecnici e professionali, percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, ITS Academy e mondo produttivo, rafforzando la continuità tra formazione, specializzazione e lavoro.

A tal proposito, molto importante è valorizzare l’istruzione tecnica e professionale, superando il pregiudizio ancora diffuso secondo cui il liceo sarebbe la scelta dei ragazzi “più bravi”, mentre i percorsi tecnico-professionali sarebbero adatti a chi è meno motivato.

Sempre più centrale è il rapporto con il lavoro: in Italia oltre 1,6 milioni di profili tecnici rischiano di rimanere scoperti e nel 2025 le imprese hanno dichiarato difficoltà nel reperire diplomati tecnici e professionali nel 47% dei casi e diplomati ITS Academy nel 57,3%.

Rafforzare il legame formazione-lavoro non significa però attribuire alla scuola la responsabilità di tutti gli squilibri: servono occupazioni qualificate, retribuzioni adeguate e prospettive di crescita, oltre a investimenti in innovazione, politiche industriali e qualità del lavoro.

Anche l’emigrazione giovanile, con decine di migliaia di giovani che ogni anno lasciano l’Italia, evidenzia la necessità di ricostruire fiducia attraverso una responsabilità condivisa tra scuola, formazione professionale, imprese, università, sindacati, Terzo settore e istituzioni.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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