In Italia, il gender gap resta un ostacolo strutturale per il mercato del lavoro. Secondo l’ultimo report di Sviluppo Lavoro Italia, nelle coppie con un solo percettore di reddito da lavoro, l’85% vede l’uomo come occupato. Solo il titolo di studio emerge come fattore decisivo per l’emancipazione economica delle donne: senza laurea, l’indipendenza resta un miraggio.
Tra le laureate, l’occupazione raggiunge l’84,5%, contro meno di 4 su 10 tra chi ha al massimo la licenza media. L’istruzione si conferma leva essenziale per accesso al lavoro, stabilità e autonomia. Nonostante la ripresa occupazionale recente, persistono squilibri di genere: il modello familiare tradizionale premia ancora il reddito maschile.
Il tasso di occupazione femminile è al 53% (Istat), contro il 70% maschile e la media UE più alta. L’Italia guida le classifiche Eurostat negative per il 2024-2025, con una partecipazione femminile alla forza lavoro al 41,3% (World Bank), ben sotto i valori maschili e europei.
Segnali positivi emergono tra i giovani. Nel 2024, le famiglie con Neet (15-29 anni) sono 1,4 milioni (22% dei nuclei con giovani), contro 2 milioni nel 2021 (30,8%). I nuclei con almeno un occupato salgono a 15,5 milioni (+2,9%), mentre quelli senza calano di 685 mila unità (-17,8%). Crescono i nuclei con due o più occupati, rafforzando la capacità reddituale.
I divari vanno oltre l’accesso: colpiscono retribuzioni e pensioni. L’Osservatorio JobPricing rileva un gender pay gap in calo ma significativo: nel privato, le donne guadagnano il 7,2-8,6% in meno sulla retribuzione lorda annua; con bonus e incentivi, la differenza sale al 27,4%.
Questi dati sottolineano la necessità di politiche mirate: potenziare istruzione e formazione continua per colmare il gap, promuovendo un modello lavorativo più equo.

