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Frenata della crescita, ma resistono il caro spesa e benzina

I dati Istat e quelli del Centro Studi Confindustria: l'Italia patisce anche l'aumento del costo del denaro deciso dalla Bce e la seconda recessione tedesca in tre anni

Il secondo trimestre del 2023 ha fatto segnare un calo della crescita in Italia: il Pil è diminuito dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, quando era cresciuto dello 0,6%, ed è aumentato dello 0,6% in termini tendenziali. Stando all’Istat, “alla discontinuità dell’andamento congiunturale nel secondo trimestre, fa fronte l’evoluzione positiva del Pil in termini tendenziali in misura dello 0,6%, che rappresenta la decima crescita trimestrale consecutiva”.

Fatto sta che il calo generale arriva un po’ a sorpresa secondo gli analisti. Su di esso pesa la frenata dell’industria e la flessione del settore agricolo, ma il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, non si dice preoccupato. Questo, sebbene l’inflazione cali al 6%, ma il carrello della spesa faccia segnare ancora un pesante +10,4% e, alla vigilia dell’esodo di Ferragosto, la benzina sia schizzata con il self a 1,912 euro al litro tanto da indurre il governo a obbligare i distributori a esporre, per trasparenza, il prezzo medio nazionale (in autostrada) e regionale (nei centri urbani).

 

In ogni caso, anche sul terzo trimestre 2023 le attese sono “poco più positive”, secondo il Centro Studi di Confindustria nell’analisi Congiuntura Flash. Ma cosa frena l’economia italiana? Abbiamo detto che l’inflazione è scesa, a giugno al 6,4% annuo grazie al prezzo del gas poco sopra i minimi (32 euro/mwh); che i prezzi degli alimentari, sebbene in frenata, restano alti. Sono i tassi alti a essere decisivi.

 

La Bce, sottolinea il Centro Studi Confindustria, ha deciso un altro rialzo del costo del denaro, portando il tasso al 4,25 in quanto giudica l’inflazione ancora alta. Ma in questo modo, il credito è diventato troppo caro e, di fatto blocca gli investimenti. Istat e Banca d’Italia indicano un irrigidimento dei criteri di offerta (costi, ammontare, scadenze, garanzie), una domanda frenata dal costo eccessivo, una quota significativa di imprese che non ottiene credito (circa il 6%) soprattutto perché rinuncia per le condizioni troppo onerose (lo fa il 56,3%). Altro fattore che limita il Pil italiano è, poi, la debolezza della Germania, la quale sta subendo la seconda recessione nell’arco di 3 anni. Questo potrebbe ulteriormente frenare il Bel Paese, colpendo export e turismo con il calo di presenze tedesche nelle nostre località di vacanza.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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