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Giovani e professionisti, i paradossi del mercato del lavoro italiano

Il nuovo allarme: la carenza di candidati riguarda soprattutto gli under 30 e i professionisti tra i 35 e i 45 anni

Il mercato del lavoro italiano presenta un paradosso: nello stesso momento, evidenzia la scarsità di giovani da inserire e la difficoltà nel reperire professionisti già formati. La carenza di candidati riguarda soprattutto due fasce anagrafiche: gli under 30 e i professionisti tra i 35 e i 45 anni.

Fatto sta che la situazione diventa ancora più difficile con l’avanzare dell’età. Per il 47% degli head hunter italiani, gli over 55 rappresentano la categoria che incontra i maggiori impedimenti nell’inserimento in azienda. Non mancano tuttavia segnali incoraggianti. Insieme alla Francia, l’Italia è infatti al primo posto in Europa per il miglioramento della considerazione riservata ai profili senior. Il 55% degli intervistati ha osservato negli ultimi anni un atteggiamento più favorevole da parte del management nei confronti dei lavoratori con maggiore esperienza. A essere rivalutate sono soprattutto caratteristiche come affidabilità, stabilità e capacità di affiancare i colleghi più giovani e trasmettere loro conoscenze e competenze.

I cambiamenti demografici stanno modificando profondamente anche il modo in cui si sviluppano le carriere professionali. Il modello tradizionale basato sulla sequenza formazione, lavoro e pensione appare sempre meno adatto alla realtà attuale, soprattutto per le nuove generazioni. L’allungamento della vita, l’evoluzione delle competenze richieste dalle aziende e il mutamento delle aspettative dei lavoratori stanno favorendo percorsi più articolati, nei quali formazione, aggiornamento e cambi di ruolo possono susseguirsi più volte nel corso della vita professionale.

Un’altra criticità riguarda direttamente i criteri utilizzati nella selezione. L’Italia è il Paese europeo in cui si registrano più frequentemente richieste, esplicite o implicite, legate all’età dei candidati, comprese indicazioni che possono risultare illegittime.

La presenza contemporanea di quattro o cinque generazioni nelle organizzazioni è destinata a diventare sempre più comune, ma i sistemi strutturati per favorire la collaborazione tra lavoratori di età diverse rimangono ancora poco diffusi. In Italia, il 57% degli intervistati considera limitata la presenza di questi modelli. La convivenza tra generazioni differenti avviene soprattutto attraverso la formazione di team composti da persone di età diverse, una soluzione presente nel 57% dei casi, e attraverso programmi di tutoraggio, adottati dal 29% delle organizzazioni.

Mettere insieme l’esperienza dei senior e l’energia dei profili più giovani può favorire il trasferimento delle conoscenze e garantire maggiore continuità alle imprese. E proprio la percezione dei lavoratori più esperti sembra essere già in parte cambiata: stabilità, lealtà e capacità di guidare gli altri vengono sempre più riconosciute come risorse.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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