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Tfr e fondi pensione, si cambia: da oggi adesione automatica per i neo-assunti

Il lavoratore ha 60 giorni per rifiutare, lasciando la “liquidazione” in azienda o destinandola a un'altra forma di previdenza complementare

Non è il premierato, al quale la maggioranza parlamentare di centrodestra sembra aver preferito la nuova legge elettorale. Non è la separazione delle carriere dei magistrati, respinta dal voto contrario degli elettori in occasione del referendum di marzo. Non è nemmeno un profondo riassetto del fisco o del welfare, della contrattazione collettiva o dell’istruzione. L’unica vera riforma strutturale varata dal governo Meloni è quella che riguarda Tfr e fondi pensione dei lavoratori e che proprio oggi entra in vigore.
Che cosa cambia? Per i neoassunti nel settore privato, esclusi i lavoratori domestici, scatta l’adesione automatica alla forma di previdenza complementare prevista da accordi o contratti collettivi applicati in azienda. La norma rafforza il secondo pilastro previdenziale, cioè la pensione integrativa destinata ad affiancare l’assegno pubblico. In pratica, chi entra nel settore privato non deve più soltanto decidere se destinare il Tfr al fondo pensione: se non si oppone, viene automaticamente iscritto al fondo di riferimento.
Questa nuova disciplina supera il vecchio meccanismo del silenzio-assenso legato alla scelta sul Tfr. Fino a oggi il lavoratore aveva sei mesi per decidere se lasciare il Tfr in azienda o destinarlo a una forma pensionistica complementare. Adesso, invece, il tempo si accorcia a 60 giorni e l’automatismo diventa più strutturato. La differenza, però, non è solo nei tempi. Prima il meccanismo riguardava soprattutto la destinazione del Tfr. Ora l’adesione automatica può comportare l’ingresso pieno nel fondo pensione previsto dal contratto, con i contributi collegati al rapporto di lavoro.
Il lavoratore ha 60 giorni dalla data di assunzione per rifiutare l’adesione automatica. Entro questo termine può scegliere di mantenere il Tfr in azienda oppure destinare il trattamento di fine rapporto a un’altra forma pensionistica complementare. Se il lavoratore non comunica nulla, l’adesione diventa efficace. Il meccanismo opera dalla data di assunzione, anche se i versamenti partono operativamente dopo la scadenza dei 60 giorni, comprendendo quanto maturato dall’inizio del rapporto.
Il governo e i sostenitori della riforma puntano su un trend consolidato: molti lavoratori, soprattutto giovani, non aderiscono alla previdenza complementare per inerzia, scarsa informazione o distanza dal tema pensionistico. L’iscrizione automatica serve a superare questa barriera e ad aumentare la copertura integrativa.
Il punto critico, però, è proprio la consapevolezza. Sessanta giorni possono essere pochi se il lavoratore non riceve informazioni chiare, soprattutto al momento dell’assunzione, quando deve già firmare contratto, documenti fiscali, privacy, sicurezza e modulistica aziendale: è questa una delle principali argomentazioni utilizzate dai detrattori della riforma.

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Autrice - Articoli pubblicati: 18

Maria Ludovica, è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma. Da sempre interessata al diritto del lavoro, ha sviluppato una forte attenzione verso i temi della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali e delle dinamiche tra imprese e dipendenti. Il suo percorso di studi è orientato a costruire competenze solide in ambito giuridico, con l'obiettivo di operare nel settore del lavoro, anche in contesti sindacali o istituzionali.

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