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Meglio una carriera non lineare o una verticale nella stessa azienda?

A giudicare da quanto si guadagna e dagli stimoli che si rinnovano, sembrerebbe da preferire la prima ipotesi

Il mondo del lavoro sta evolvendo rapidamente, e uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il concetto di carriera. Se un tempo era legata a una progressione verticale all’interno di un’unica azienda, oggi prevale l’idea di carriera non lineare, più flessibile e adattabile ai ritmi del mercato.

Alessia Camera, Head di Growth con esperienza in startup, intervistata dal portale Torcha, ha sottolineato i rischi delle carriere lineari: “Le corporate di oggi potrebbero non esistere tra 20 anni”. E ha portato l’esempio di PayPal, leader nei pagamenti digitali, che potrebbe essere acquisito da Stripe, fondata solo nel 2010.

Come dire: in questo caso, il “pesce piccolo” mangia il “grande”, dimostrando quanto il panorama aziendale muti velocemente.

Ma cosa si intende per una carriera non lineare? Non si tratta di una lista cronologica di ruoli in un’azienda, ma di un portfolio career: un insieme di competenze maturate in vari contesti.

“In Italia, chi assume spesso ignora le competenze reali necessarie; cinque anni di esperienza non dicono nulla”, ha spiegato sempre Camera. “La linearità funziona solo all’interno di un settore, non di un singolo datore di lavoro. Il curriculum va ripensato come mosaico di abilità acquisite nel tempo, non come scalata gerarchica”.

C’è da dire che anche in questo campo, fanno scuola gli Usa, dove è normale che i primi lavori post-università non definiscano il percorso: si sperimenta, si sbaglia, si cresce. In Italia, invece, persiste l’ossessione di “finire ciò che si inizia”, rischiando di sprecare anni preziosi.

Il job hopping – cambiare lavoro frequentemente – coinvolge il 6% dei lavoratori italiani, soprattutto Millennial. Non conta il job title su LinkedIn, ma le competenze, più ricche se accumulate in più esperienze. Questo approccio accelera anche gli aumenti salariali: gli scatti sono lenti per chi resta fedele a un’azienda.

Sta di fatto che la paura di ricominciare da zero è il principale ostacolo. Ma bisognerebbe capire che lasciare un lavoro per uno più stimolante non azzera il passato: “Bisogna essere consapevoli delle competenze maturate”, ha concluso Camera.

“La carriera non lineare è un’opportunità per adattarsi a un mercato dinamico, valorizzando flessibilità e crescita continua anziché una rigida fedeltà”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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