Alla Camera dei Deputati, con i voti della maggioranza di centrodestra, è stata bocciata definitivamente la proposta di legge unitaria di opposizione (Avs, M5s e Pd, primi firmatari Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli ed Elly Schlein) per ridurre l’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario, inclusa la settimana corta di quattro giorni. Il testo prevedeva una sperimentazione triennale basata sulla contrattazione collettiva.
Le opposizioni hanno protestato duramente. Elly Schlein ha accusato la maggioranza di affossare la proposta senza discuterla, negando il diritto parlamentare al dibattito. “La tecnologia permette di produrre di più con meno lavoro – ha dichiarato –. Vogliamo guidare la trasformazione con una sperimentazione che migliori qualità della vita, occupazione e riduca le emissioni”.
Walter Rizzetto (Fdi), presidente della commissione Lavoro, ha giustificato il no per mancanza di coperture finanziarie: 8,2 miliardi nel 2027 e 8,4 nel 2028. “È un errore imporre per legge la riduzione a tutti i datori, specie le piccole imprese – ha spiegato –. Senza aumento di produttività, diventa solo un costo del lavoro. Meglio la contrattazione decentrata, come già fanno molte aziende”.
L’iter è stato tormentato. Previsto in Aula a fine ottobre 2024, il testo è tornato in commissione dove la maggioranza (relatrice Marta Schifone, Fdi) ha approvato sette emendamenti soppressivi, dopo il parere negativo della Ragioneria generale dello Stato (mancanza di coperture, oneri extra per la Pa non quantificabili) e della commissione Bilancio. Votati gli emendamenti, il provvedimento è decaduto.
Il testo promuoveva contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali tra imprese, sindacati rappresentativi e RSU per modelli organizzativi con riduzione progressiva da 40 a 32 ore, a parità di salario, su quattro giorni, con investimenti in formazione, innovazione tecnologica e ambientale. Per i primi 36 mesi, ai datori privati (escluso agro e lavoro domestico) che applicano la riduzione, l’esonero del 30% dei contributi previdenziali (50% per Pmi), Infine, l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sull’orario di lavoro presso l’Inapp, presieduto da un rappresentante del Ministero del Lavoro, con esperti in diritto del lavoro e dell’organizzazione aziendale e pariteticamente con otto esponenti di sindacati e datoriali più rappresentativi.

