Passano gli anni, si avvicendano i governi, si succedono le riforme, anche gli interventi straordinari (come il Pnrr) volgono al termine, ma l’università italiana continua a non essere un posto per giovani. E, in parte, neanche per le donne. Specialmente se guardiamo ai ruoli apicali in cattedra.
La conferma arriva dall’ultimo focus del Mur sul personale docente e non docente nel sistema universitario, pubblicato a fine 2025 e riguardante però il 2024. Nonostante il trend positivo degli addetti nelle istituzioni accademiche, che sono saliti di quasi il 9% rispetto all’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2014/2015, l’età media si conferma elevata: 51 anni. Si passa dai 43 anni dei ricercatori ai 52 degli associati e ai 58 per gli ordinari. Solo includendo nel conto una figura teoricamente ormai al capolinea come gli assegnisti di ricerca il totale scende a 46.
Peraltro, gli over 50 sembrano addirittura in aumento: nel 2024/25, sono diventati il 56,4% dei professori contro il 55,5% del 2022/2023. Anche allora l’età media era di 51 anni.
Lo stesso svantaggio competitivo che attanaglia i giovani in cerca di una cattedra universitaria riguarda anche le donne. Complessivamente, il personale docente e ricercatore conta 38.550 donne e 51.236 uomini. In media questi ultimi sono il 57%.

