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Lavoro povero, nel terziario quasi un dipendente su due resta sotto la soglia di povertà

Con il turismo e i suoi fratelli si mangia poco: il 47,51% dei dipendenti percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro

Per qualche analista, è alla base delle proteste degenerate dei giorni scorsi a Milano e nelle altre principali città italiane: quasi la metà dei lavoratori del terziario italiano percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia che li colloca nella condizione di lavoro povero.

Come dire: parafrasando un ministro dell’Economia di qualche anno fa, Giulio Tremonti, con il turismo (e i suoi fratelli) si mangia poco.

È quanto emerge dal focus della Filcams Cgil ripreso dal Corriere della Sera, che fotografa un settore attraversato da salari bassi, part-time involontario e precarietà.

Nel complesso del terziario, considerando i lavoratori con almeno una settimana di attività nell’anno, il 47,51% dei dipendenti è sotto la soglia di povertà salariale: quasi un occupato su due. La quota scende al 41,71% limitando l’analisi a chi ha lavorato almeno dodici settimane, ma resta molto elevata.

La soglia di riferimento è pari al 60% della retribuzione mediana nazionale, fissata a 13.950 euro annui; sale a 14.800 euro per chi ha svolto almeno dodici settimane di lavoro.

Il turismo è il settore più critico: il 71,22% dei lavoratori resta sotto la soglia di povertà, cioè circa sette occupati su dieci. Nel Sud e nelle Isole la quota sale all’81,14%, oltre quattro lavoratori su cinque.

Anche i servizi registrano una situazione difficile: pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva superano il 50% di lavoratori poveri, mentre nel commercio la quota resta sopra il 30%.

Il divario territoriale è marcato. Nel Mezzogiorno l’incidenza del lavoro povero nel terziario si avvicina al 60% e, nel campione più ampio, coinvolge quasi due lavoratori su tre; nel Nord-Ovest resta comunque superiore al 30%.

Il divario di genere è pari a circa 18 punti percentuali a livello nazionale. Nei servizi, le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75%, contro il 37,25% degli uomini, con un divario prossimo ai 20 punti.

Il quadro è aggravato dal lavoro irregolare. Secondo l’ultimo rapporto Istat citato sempre dal Corriere, nei comparti di commercio, accoglienza e ristorazione l’irregolarità raggiunge il 15%, mentre nei servizi alla persona sale al 41%.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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