Anche il lavoro ferroviario deve essere riconosciuto come usurante. È il cuore della proposta di legge promossa da Enzo Amich e Silvio Giovine, due deputati di Fratelli d’Italia.
L’obiettivo è andare incontro a una categoria professionale sottoposta a condizioni di particolare gravosità, responsabilità operativa e complessità organizzativa. Le mansioni svolte dal personale ferroviario di condotta, accompagnamento e manovra incidono, infatti, direttamente sulla sicurezza della circolazione ferroviaria e sulla regolarità del servizio, richiedendo elevati livelli di attenzione, prontezza decisionale e tenuta psicofisica.
A tal proposito, anche Walter Rizzetto, presidente della XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati, anche lui di FdI, ha sostenuto la proposta specificando che “nel caso del personale ferroviario emergono elementi oggettivi di particolare gravosità: turnazioni, isolamento operativo, responsabilità sulla sicurezza e tenuta psicofisica lungo l’intero percorso professionale. Non parliamo soltanto di pensioni, ma di qualità del lavoro, tutela e salute nei luoghi di lavoro”.
La proposta di legge punta a riconoscere la specificità delle mansioni svolte dal personale ferroviario, prevedendo l’accesso alle tutele già riconosciute ai lavori usuranti, anche in assenza del requisito del lavoro notturno.
“Chi ogni giorno garantisce la sicurezza della circolazione ferroviaria svolge un lavoro usurante, gravoso e ad altissima responsabilità che merita finalmente un riconoscimento normativo chiaro. Non chiediamo privilegi né scorciatoie, ma un riconoscimento equo e aderente alla realtà concreta del lavoro ferroviario. Non basta investire in infrastrutture e tecnologia: il trasporto pubblico si rafforza anche tutelando chi ogni giorno lo rende possibile e garantisce la sicurezza dei cittadini”, ha sottolineato Amich.
La presentazione della proposta di legge è stata anche l’occasione di affrontare il tema del rapporto tra lavoro e fragilità, con particolare attenzione alla tutela dei lavoratori fragili e all’inclusione delle persone con disabilità e cronicità nel mondo del lavoro.
“L’Intergruppo ‘Lavoro e Fragilità’ nasce dalla consapevolezza che la fragilità non possa più essere considerata soltanto una questione sanitaria o assistenziale, ma riguardi anche l’organizzazione del lavoro, la prevenzione, la qualità dell’occupazione e la coesione sociale. Il tema del personale ferroviario rappresenta un primo banco di prova concreto: partire da una categoria specifica per aprire una riflessione più ampia sulle tutele da riconoscere ai lavoratori esposti a condizioni professionali complesse. Il metodo che intendiamo seguire è quello del confronto stabile tra istituzioni, comunità scientifica, parti sociali e mondo produttivo, fondato su evidenze, buone prassi e criteri oggettivi”, ha affermato Silvio Giovine.
All’incontro ha preso parte anche la Società Italiana di Medicina del Lavoro (Siml), che ha recentemente avviato i lavori di un gruppo di esperti dedicato alla produzione di documenti di orientamento professionale e buone prassi, con l’obiettivo di accompagnare il percorso legislativo attraverso il contributo scientifico della medicina del lavoro.

