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Gli stage a 600 euro fanno scappare i giovani

La ricerca realizzata da Ing People Insights Lab insieme a YouGov dedicata al rapporto tra neolaureati, tirocini e valorizzazione del talento

Se l’Italia continua a pagare 600 euro in media a stage per i suoi giovani, non possiamo lamentarci che i migliori scappino via.

La ricerca realizzata da Ing People Insights Lab insieme a YouGov dedicata al rapporto tra neolaureati, tirocini e valorizzazione del talento è piuttosto chiaro: per sette neolaureati su dieci il talento non viene riconosciuto in modo adeguato e, di conseguenza, elementi come stipendio, qualità dell’ambiente professionale ed esperienze di crescita influenzano sempre di più le decisioni sul proprio futuro, incluso il possibile trasferimento all’estero.

Sta di fatto che, a proposito di stage, si rileva quanto segue: circa la metà dei giovani intervistati dichiara di aver svolto almeno un’esperienza di tirocinio negli ultimi tre anni, confermando il ruolo centrale di questo strumento nella fase iniziale della carriera. Tuttavia, il tema della retribuzione è un vero e proprio tabù.

L’importo medio si attesta sui 607 euro mensili ed è percepito come insufficiente rispetto al costo reale della vita, soprattutto nelle grandi città.

Solo il 14% degli stagisti percepisce più di 800 euro al mese.

Nella selezione di un tirocinio, i neolaureati mettono al primo posto le opportunità di apprendimento e formazione, indicate dal 55% degli intervistati. Subito dopo vengono la possibilità concreta di un’assunzione futura (48%) e l’ entità del rimborso spese (47%). 

Un altro dato da sottolineare è che la metà degli intervistati ha rifiutato almeno una proposta di stage. E il motivo è presto detto: nel 36% dei casi è stato proprio un compenso ritenuto troppo basso. 

In ogni caso, il peso della retribuzione non si limita alla fase dello stage, ma diventa ancora più determinante quando c’è da scegliere tra rimanere in Italia o cercare opportunità all’estero . Per il 62% dei neolaureati, lo stipendio rappresenta il fattore principale nella decisione di restare nel Paese. Ma anche altri quattro fattori influenzano la scelta di dove vivere, se in Italia o all’estero: la possibilità di un’assunzione stabile (40%), le opportunità di formazione e crescita (35%), la flessibilità dell’orario di lavoro (32%), il poco smart working (27%).

Nel complesso, oltre al salario, assume sempre più rilevanza anche la qualità complessiva dell’esperienza lavorativa , intesa come equilibrio tra vita privata, flessibilità organizzativa e prospettive di crescita.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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