In questi ultimi giorni, si fa un gran parlare dei capolavori di Antonello da Messina rubati nella sua città natia. Ma lo stato dell’arte – è proprio il caso di dirlo – in Italia, non è roseo solo per il colpo messo a segno dai ladri nel capoluogo siciliano. Anche per un dato del collettivo Art Workers del 2021 (ma che non pare sia molto cambiato cinque anni dopo) ricordato dal critico d’arte Vincenzo Trione: il 48,9% dei lavoratori del mondo dell’arte guadagna meno di 10 mila euro all’anno.
Considerato che l’86% di questa forza lavoro possiede titoli di studio molto alti e che il nostro Paese è notoriamente una super potenza artistica, è una statistica che fa doppiamente indignare il giornalista esperto di economia Riccardo Staglianò.
Sul Venerdì di Repubblica, proprio Staglianò ricorda che il poeta Tonino Guerra era solito ripetere che la bellezza è il nostro petrolio.
Beh, peccato che non sappiamo estrarlo. Al più, abbiamo imparato a raccoglierlo con un secchiello quando zampilla fuori in maniera naturale, trasformando le nostre seconde case in alloggi temporanei per turisti.
Sempre Staglianò dice che come affittacamere del mondo, infatti, ce la caviamo bene: l’Italia rappresenta il terzo mercato del mondo di Airbnb. Tuttavia, stentiamo nella “raffinazione” di quell’oro nero.
Per questo, secondo il giornalista del Venerdì, il governo Meloni, anziché preoccuparsi dell’immigrazione, dovrebbe prendere in esame un altro fenomeno migratorio: quello dei ragazzi che vanno a cercare fortuna all’estero. Un commesso a Londra, in media, guadagna più di un artista, di un curatore o di un accademico da noi.

