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Perché sarebbe importante parlare delle malattie mentali (anche sui posti di lavoro)

Perché è inutile lamentarsi dello stress lavorativo
Secondo il rapporto Ambrosetti-Angelini Pharma 2025, il 39,5% dei casi di disturbi mentali trattati in Italia nel 2022 riguarda persone occupate

Le persone che vivono con disturbi psichiatrici sono le grandi assenti nelle occasioni in cui si parla di loro. Specialmente all’interno dei luoghi di lavoro, dove – nonostante il diffondersi di programmi e iniziative rivolte al benessere psicologico – lo stigma è ancora radicato.

Sul Sole 24Ore, si è sottolineato come, soprattutto nelle medio-grandi aziende, parlare di benessere psicologico è ormai comune. Servizi di ascolto, percorsi di formazione e iniziative sul tema sono spesso portati avanti con l’obiettivo di offrire alle persone occasioni di confronto e di supporto. Eppure, il tutto si ferma spesso alla gestione dello stress, senza un reale sguardo ai problemi di salute mentale.

Depressione, disturbi d’ansia e disturbi bipolare sono tenuti fuori la porta. Eppure, secondo il rapporto Ambrosetti-Angelini Pharma presentato nel 2025, il 39,5% dei casi di disturbi mentali trattati in Italia nel 2022 riguarda persone occupate.

Il punto della questione è questo: “Lavorare in un ambiente che si comporta come se le persone con disturbi mentali non esistessero, rende doppiamente difficile, per quest’ultime, condividere la propria condizione. Secondo l’indagine EU-OSHA OSH Pulse 2025, il 63% dei lavoratori italiani intervistati ritiene che rivelare di soffrire di un disturbo di salute mentale avrebbe un impatto negativo sulla propria carriera. È anche in virtù di ciò, se gli individui che convivono con una patologia restano ai margini. Non mancano solamente le condizioni affinché si sentano sicuri nel condividere la propria esperienza. Ad essere assenti sono anche le occasioni in cui vengono attivamente coinvolti. In un circolo vizioso che alimenta se stesso. Sono infatti rari i casi in cui – nei momenti dedicati alla salute mentale – viene dato loro spazio per raccontarsi e contribuire al confronto”.

Sabato prossimo, 10 ottobre. sarà la Giornata Mondiale della Salute Mentale e richiamerà proprio questo aspetto: “Lived experiences heard: real voices, real change”. Ossia: “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. Coinvolgere chi vive con un disturbo mentale significa riconoscere ai diretti interessati un ruolo nel dibattito e nella costruzione dei cambiamenti che li riguardano.

All’interno del mondo del lavoro, parlare di sovraccarico e di stress è normalizzato forse perché questi fenomeni sono riconoscibili come effetti del lavoro stesso. Una malattia come la depressione, invece, non si presta alla stessa lettura: “Nell’immaginario comune allontana dagli obiettivi e non contribuisce a rendere prestante una persona. Forse anche per questo si preferisce tacerla. Come se nominarla incrinasse l’idea di un’organizzazione nella quale ogni esperienza deve in qualche modo riflettere – e riflettersi – nella produttività. Ciò che non si nomina, però, non smette di esistere”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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