Come si distribuiscono nei vari settori le Partite Iva? Stando ai dati dell’Osservatorio del dipartimento delle Finanze, quello che soffre di più è il commercio.
Nei primi mesi di quest’anni, ogni 100 Partite Iva che si sono aperte, solo 12,3 hanno riguardato il commercio.
E pensare che fino al 2021 il dato era sempre stato sopra al 20% e ancora l’anno scorso si era assestato al 16%. Ma tant’è: il calo riguarda sia le attività al dettaglio che quelle all’ingrosso. E, sorprendentemente, coinvolge anche le vendite online.
Colpa di Amazon e i suoi fratelli, certo. Ma per le vendite tradizionali tutto lascia pensare che la difficoltà sia generalizzata. Lo stesso rapporto dell’Omi rivela che le nuove locazioni di negozi sono scese dal 40 al 35% sul totale di quelle non residenziali registrate alle Entrate su base annua tra il 2016 e il 2022, per poi restare stabili fino al 2025.
Sta di fatto che lo studio dell’Osservatorio del dipartimento delle Finanze dice anche altro: nel primo trimestre 2026 sono state aperte 184.895 Partite Iva.
La quota del commercio è stata superata dalle attività per la salute e di assistenza sociale (12,5%), in definitiva, l’unico settore insime a quello dell’istruzione e della formazione, a mostrare aperture in aumento (15%).
Certo, però: la banca dati delle Finanze ragiona per macro-codici Ateco, spesso eterogenei al loro interno. In quello delle “attività per la salute umana e di assistenza sociale”, ad esempio, ricadono medici, odontoiatri, psicologi, infermieri e fisioterapisti, ma anche gli specialisti nei massaggi e chi trasporta i pazienti in ambulanza.
Di certo, sanità e formazione sono settori a bassa intensità di capitale, adatti anche al regime forfettario.
A questo regime risponde, del resto, il 75% delle nuove posizioni avviate dalle persone fisiche.
Il forfait, ormai utilizzato da oltre 2 milioni di persone, si conferma un forte traino all’attività individuale. E questo vale anche per le professioni che, nonostante un leggero calo registrato nei primi tre mesi di quest’anno, restano il settore con il maggior numero di aperture: il 19,3% del totale, valore che sale al 22,9% se si considerano solo gli under 36.
Infine, il settore più frequentato da chi è nato all’estero è quello delle costruzioni (19.1% del totale): tante persone impegnate nell’edilizia poi si mettono in proprio.

