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La rincorsa dei salari sull’inflazione non dà i frutti sperati

Per il secondo trimestre consecutivo la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell'inflazione

L’inflazione corre troppo forte. Per ora, è impossibile per i salari recuperare terreno. Lo sottolinea l’Istat specificando che nei primi nove mesi dell’anno la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Fatto sta che l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre 2026, rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta del 2,5% rispetto a settembre 2025.

In particolare, l’aumento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3% nell’agricoltura, 2,6% nell’industria e 2,1% nei servizi privati) e del 3,2% per la Pubblica amministrazione.

“Per il secondo trimestre consecutivo – ha avuto modo di spiegare l’Istat – la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell’inflazione”.

L’Istituto di statistiche ha segnalato anche che nel settore privato la dinamica retributiva – meno sostenuta di quella dell’inflazione già da aprile 2026 – nel mese di settembre è di circa due punti percentuali inferiore a quella dell’Ipca.

I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono scuola (+5,5%), telecomunicazioni (5,1%) e igiene ambientale (+5,0%).

Al contrario, l’incremento è nullo per farmacie private, comparto delle funzioni centrali, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco.

Il settore energia e petroli segna per le retribuzioni un +4,3% mentre il commercio si limita a un +1,9% largamente inferiore all’inflazione. Per i pubblici esercizi si segnala un +2,1% per le retribuzioni. Per l’industria l’aumento medio registrato per le retribuzioni è del 2,6% mentre per i servizi privati si segnala un +2,1%, per l’agricoltura un +3,3% e per la Pa un +3,2%.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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