Secondo il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, giunto alla tredicesima edizione, gli italiani sono più occupati ma anche più precari. Come dire: il mondo del lavoro continua a essere caratterizzato da luci e ombre.
Più nello specifico, nel 2025, il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni sale al 67,6% (+0,5 punti). Per il terzo anno consecutivo cresce di più nel Mezzogiorno, che però resta lontano: 54,2%, contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro. Pesa soprattutto il dato femminile: nel Mezzogiorno lavorano solo quattro donne su dieci, contro quasi sei su dieci nella media nazionale.
Rispetto all’Europa, il tasso di occupazione italiano è più basso di 8,5 punti, che diventano 13,3 tra le donne. Scende al 12,6% il tasso di mancata partecipazione al lavoro, ma nel Mezzogiorno arriva al 23,8%, contro il 6,8% del Nord.
Ci sono, quindi, evidenti squilibri territoriali. Ma non solo: cresce anche la precarietà di lunga durata. Dal 19,4% è arrivata al 21,3% la quota di chi ha un contratto a termine da almeno cinque anni con lo stesso datore di lavoro, mentre scende al 12,3% (dal 16,6%) la quota di lavoratori a termine passati a un lavoro stabile.
Il part-time involontario cala al 7,7%, ma tra le donne è al 12,8%, il triplo degli uomini (4,0%). Tra le donne di 25-49 anni, il tasso di occupazione di chi ha almeno un figlio fino a 5 anni resta pari al 75,1% di quello delle donne senza figli. E nelle coppie in cui entrambi lavorano, il 68,9% del lavoro familiare resta a carico delle donne, una quota rimasta invariata in dieci anni.
Ancora: il 20,9% degli occupati laureati svolge un lavoro poco o mediamente qualificato. Cala anche la soddisfazione: gli occupati molto soddisfatti del proprio lavoro scendono dal 51,1% al 47,8%.
Per quanto riguarda i redditi, nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite cresce del 2,4%, dopo il +3% dell’anno precedente. Al netto dei prezzi, nei due anni l’aumento è del 2,2%.
E migliora anche la percezione delle famiglie: dice di aver visto peggiorare la propria situazione economica il 26,2%, contro il 29,5% del 2024. Diminuisce poi la disuguaglianza dei redditi, mentre il rischio di povertà resta sostanzialmente stabile al 18,6%.
La povertà assoluta riguarda l’8% delle famiglie, oltre 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% dei residenti. Nel 2014 l’incidenza individuale era al 6,9%. Il valore più alto è nel Mezzogiorno (11,5%), il più basso al Centro (7,4%). Il 7,5% delle persone vive in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà, quota che sale al 12,3% nel Mezzogiorno. A rischio di povertà o esclusione sociale è il 22,6% dei residenti, contro il 20,9% della media europea: l’Italia è al 21esimo posto tra i 27 Paesi Ue.
Infine, focus sulla ricerca e l’innovazione: nel 2024, la spesa in ricerca e sviluppo cresce del 5,6% e sale all’1,40% del Pil, contro il 2,26% della media europea. A trainare l’aumento sono soprattutto le università (+13,4%). Oltre il 60% della spesa si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte.
Nel triennio 2022-2024 il 62,9% delle imprese ha svolto attività di innovazione. Nel 2022, ultimo dato disponibile, le domande di brevetto sono arrivate a 91,5 per milione di abitanti, con forti differenze: 172,2 nel Nord-est, 15,8 nelle Isole. I lavoratori della conoscenza superano i 4,6 milioni, il 19,2% degli occupati, mentre l’81,8% della popolazione dagli 11 anni in su usa Internet regolarmente. Si accentua invece la perdita di giovani laureati verso l’estero: nel 2024 il tasso migratorio è di -8,4 per 1.000, il valore più sfavorevole dal 2019.
In ogni caso, in Italia, si vive sempre più a lungo: nel 2025, la speranza di vita alla nascita arriva a 83,7 anni, il valore più alto mai registrato: 81,7 per gli uomini e 85,7 per le donne. È 2,2 anni sopra la media europea.

