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L’incubo dell’inflazione che si mangia stipendi e salari

Le dichiarazioni di Francesco Maria Chelli in audizione in parlamento sul Dpfp e di Giorgia Meloni all'assemblea Assolombarda

L’inflazione è al centro delle preoccupazioni sia del governo che della stessa Istat, l’istituto che l’ha rilevata.

Ieri, il presidente di quest’ultimo Francesco Maria Chelli lo ha evidenziato in audizione in parlamento sul Dpfp: “L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, ha detto, evidenziando che “nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”.

Lo stesso Chelli, poi, ha aggiunto: “Sulla base dei rinnovi siglati fino alla fine di agosto e nell’ipotesi che non vi siano ulteriori rinnovi tra settembre e dicembre, nella media del 2026, la crescita delle retribuzioni contrattuali per il totale dell’economia sarebbe pari al 2,5%. Sulla base dei dati provvisori relativi al mese di settembre l’inflazione acquisita (Ipca) per il 2026 risulterebbe pari al 3%”.

Nella stessa giornata, di inflazione e di impatto sui salari si è occupata anche la premier Giorgia Meloni. Parlando all’assemblea generale di Assolombarda, il presidente del Consiglio ha messo l’inflazione al centro del rapporto tra bilancio pubblico, imprese e famiglie, annunciando che riproporrà personalmente la richiesta di flessibilità europea al Consiglio Ue previsto giovedì e venerdì.

Secondo la premier, la crisi in Iran, la chiusura dello stretto di Hormuz e l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi di energia, materie prime e trasporti, alimentando un’inflazione “che sfugge al nostro controllo e che pesa su famiglie, sistema produttivo e conti pubblici”.

Meloni ha ricordato che i piani di bilancio erano stati costruiti su un’inflazione programmata dell’1,8%, mentre quella attuale risulta più alta. Poiché una parte rilevante della spesa pubblica si adegua automaticamente all’inflazione per legge, ha sostenuto che ne derivano miliardi di euro di spesa aggiuntiva, che sottraggono risorse a investimenti, imprese e crescita.

Sul fronte dei salari, Meloni non ha ancora annunciato misure specifiche, ma ha collegato la pressione dei prezzi al potere d’acquisto delle famiglie e ai costi per le imprese rivendicando oltre 60 miliardi stanziati contro il caro energia in attesa di risposte strutturali di lungo periodo.

 

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Autrice - Articoli pubblicati: 42

Maria Ludovica, è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma. Da sempre interessata al diritto del lavoro, ha sviluppato una forte attenzione verso i temi della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali e delle dinamiche tra imprese e dipendenti. Il suo percorso di studi è orientato a costruire competenze solide in ambito giuridico, con l'obiettivo di operare nel settore del lavoro, anche in contesti sindacali o istituzionali.

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