Le grandi città italiane sono sempre più dei luoghi vissuti solamente dai turisti. Viverci è pressocché impossibile per la maggior parte degli italiani a causa dei prezzi alle stelle e dei salari che continuano a perdere potere d’acquisto.
Tra il 2015 e il 2025, ha osservato la piattaforma Will, le retribuzioni reali sono diminuite in diverse province italiane, anche in quelle dove il mercato del lavoro offre più opportunità.
E il motivo è presto detto: gli stipendi sono cresciuti meno dei prezzi, erodendo la capacità di spesa di chi lavora.
“A Genova, per esempio, il calo degli stipendi reali è stato del 15,7%. Seguono Palermo, con una perdita del 14,1%, Napoli con il 14% e Bologna con il 10,6%. Anche Milano, uno dei principali poli economici del Paese, registra una riduzione del 9,9%. Roma se la cava relativamente meglio, con un calo del 6%, mentre Torino limita la perdita al 3,5%”.
Fatto sta che, come dicevamo, c’è un altro elemento da considerare: quanto costa vivere in queste città, a partire dalla casa.
“Sempre tra il 2015 e il 2025 – ha osservato Will – gli affitti al metro quadro sono aumentati ovunque nelle otto province considerate. A Firenze, al netto dell’inflazione, sono cresciuti del 56%, passando da 11 a 19,6 euro al metro quadro. A Bologna l’aumento è stato del 43%, mentre a Napoli ha raggiunto il 33%. A Milano, dove il costo al metro quadro è passato da 13,8 a 21,3 euro, l’incremento è stato del 32%”.
Il più delle volte, quindi, diventa ingestibile la pressione sui bilanci familiari. Da una parte gli stipendi che faticano a tenere il passo con il costo della vita, dall’altra gli affitti che assorbono una quota crescente delle entrate. E questo pesa soprattutto su giovani, lavoratori fuori sede e persone che si trasferiscono per nuove opportunità professionali.

