Il regime forfettario potrebbe presto cambiare. Il motivo? «Ce lo chiede l’Europa», come più di una volta abbiamo sentito dire ai politici di casa nostra. Già, perché è da tempo che la Commissione europea sollecita l’Italia a scegliere una disciplina fiscale più favorevole alla crescita. E, parallelamente, mette in luce tutti i limiti del sistema basato sulla flat tax al 15% per lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. Risultato: in futuro la platea dei beneficiari del regime forfettario potrebbe essere più o meno drasticamente ridotta.
Quali sono le obiezioni che Bruxelles muove a Roma? Nel Country Report, cioè il documento con cui la Commissione europea analizza la situazione economica e fiscale degli Stati membri, l’Italia è stata invitata a intervenire su evasione, cuneo fiscale e agevolazioni considerate distorsive. Tra queste il regime forfettario che era già finito nel mirino della Commissione europea nel 2024 e nel 2025, prima che nel 2026 la pressione dell’esecutivo continentale su quello nazionale aumentasse ulteriormente.
La principale critica mossa da Bruxelles è la mancanza di equità orizzontale. Un esempio per intenderci: un lavoratore dipendente con 50mila euro di reddito paga l’Irpef con aliquote progressive, mentre un autonomo in regime forfettario e con lo stesso reddito versa soltanto il 15%.
In questo modo, secondo la Commissione, si riduce la progressività del sistema tributario e si incentiva la trasformazione di rapporti di lavoro dipendente in autonomo. Altra critica: negli Stati europei che adottano regimi semplificati per i lavoratori autonomi, le agevolazioni riguardano la burocrazia e non l’aliquota fiscale.
Le obiezioni di Bruxelles, inoltre, vanno lette nel quadro complessivo della contabilità pubblica. Il mancato gettito fiscale legato al regime forfettario ammonta a ben 37 miliardi di euro l’anno. Le cosiddette tax expenditures, cioè le agevolazioni fiscali di vario tipo, ammontano complessivamente a quasi 120 miliardi di euro l’anno, pari al 5,8% del Pil. Il tax gap dei lavoratori autonomi sfiora il 60%, il che vuol dire che quasi sei euro su dieci di imposte dovute finiscono per non essere versate.
Ecco perché il regime forfettario rischia di far finire l’Italia ancora una volta sotto procedura di infrazione europea, con tutto ciò che ne consegue in termini di riduzione dei margini di azione in campo economico. Ciononostante, per il 2026, il regime forfettario non è cambiato: per autonomi e piccoli imprenditori che incassano fino a 85mila euro l’anno sono stati confermati l’aliquota al 15%, l’esonero dall’Iva e dai relativi adempimenti, la contabilità semplificata, l’esonero dagli Indici sintetici di affidabilità e il calcolo del reddito su base forfettaria.
In futuro, però, qualcosa potrebbe cambiare. L’Italia potrebbe scegliere di ridurre la platea dei beneficiari del regime forfettario, abbassando la soglia di reddito entro la quale si applica la flat tax al 15%: così sarebbero esclusi dall’agevolazione i professionisti e i piccoli imprenditori che incassano di più. In alternativa, si potrebbe valutare l’introduzione di aliquote progressive in base al reddito, così da rendere il regime forfettario più equo secondo i parametri europei. L’ipotesi più drastica, infine, consisterebbe nella eliminazione del regime forfettario che potrebbe essere sostituito da un sistema semplificato ma con tassazione ordinaria: una strada meno percorribile dal punto di vista politico.

