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Made in Italy, 900mila assunzioni entro il 2029. Ma le imprese faticano a trovare i profili professionali necessari

Unioncamere e Ministero del Lavoro: chance soprattutto in meccatronica, agroalimentare, moda, commercio e turismo. La sfida vera? È la formazione

Il Made in Italy non è soltanto un tratto identitario del Paese, ma una concreta prospettiva di lavoro per centinaia di migliaia di persone. Un dato su tutti lo conferma: di qui al 2029 le imprese nazionali potrebbero arrivare ad assumere oltre 900mila lavoratori in settori come meccatronica, agroalimentare, legno e arredo, moda, commercio e turismo. La sfida principale, però, consiste nel reperimento dei profili professionali da parte di quelle stesse imprese.
Lo scenario emerge dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e riguarda il fabbisogno occupazionale delle eccellenze produttive per le quali l’Italia è famosa nel mondo. Ma quali sono, dunque, i settori che nei prossimi anni assumeranno? E, soprattutto, quali saranno le competenze professionali maggiormente ricercate?
Partiamo da meccatronica e robotica, settori nei quali le imprese esprimono una forte richiesta di competenze meccanico-digitali per sostenere l’adozione dei sistemi di Industria 4.0. Come mostrano i dati annuali 2025, però, la difficoltà di reperimento per questi settori riguarda addirittura il 55,2% dei profili ricercati. Passando all’agroalimentare, a essere fortemente richiesti sono gli esperti in tracciabilità, sostenibilità e digitalizzazione. Eppure anche questo comparto dell’industria nazionale accusa una difficoltà di reperimento dei profili professionali nel 38,6% dei casi.
Ancora, nel settore che comprende legno, arredo e design le imprese cercano soprattutto competenze green e digitali legate all’utilizzo dei nuovi materiali, ma devono fare i conti con profili professionali difficilmente reperibili nel 55,8% dei casi. Non va meglio per moda e tessile, settori che oggi manifestano una forte propensione ad assumere personale con competenze artigianali e di conoscenza delle produzioni e delle tecnologie sostenibili e digitali: la difficoltà di reperimento in media è del 55%. Infine commercio e turismo, asset strategici per lo sviluppo dell’economia nazionale: soft skills, conoscenza delle lingue, competenze digitali concentrano gran parte della domanda di lavoro, con una difficoltà di reperimento dei profili professionali che nel complesso si attesta in media al 45%.
«I settori cardine del Made in Italy non sono una eredità culturale ma un sistema in evoluzione – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – Per sostenere questa trasformazione e farla crescere, la prima e più importante risorsa sono le persone e le competenze professionali. Puntare sull’istruzione tecnica, investendo sugli Its Academy e sulla formazione continua è un passaggio essenziale per rispondere alla domanda delle imprese sempre più orientata alla tecnologia avanzata e alla sostenibilità».
Di qui la strategia di Unioncamere che, per il secondo triennio, rinnova gli accordi con la Rete ITS Academy e la Rete Nazionale degli Istituti Agrari (Re.N.Is.A.): «Confermiamo l’impegno comune per lo sviluppo delle competenze richieste dal sistema produttivo – conclude il presidente Prete – Una collaborazione strategica per sostenere i giovani, ridurre il mismatch e accompagnare la crescita dei settori più rappresentativi dell’eccellenza italiana».

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Collaboratrice - Articoli pubblicati: 22

Giornalista professionista, si occupa delle intersezioni tra mercato del lavoro, dinamiche economiche e trasformazioni sociali. Con un approccio analitico ma sempre attento al lato umano, esplora come le grandi decisioni finanziarie ricadano sulla quotidianità dei cittadini e sulla cultura contemporanea

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