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Il caso-Asti, dove i giovani preferiscono lavorare subito anziché studiare

Il rapporto della Cisl in una delle regioni più sviluppate d'Italia sottolinea i rischi di questa scelta

In una delle regioni italiane più sviluppate, il Piemonte, il lavoro attrae i giovani più dello studio, ma non senza far correre dei rischi.

A rivelarlo sono i dati Cisl presentati al convegno “Un viaggio nella società e nell’economia della provincia di Asti”.

L’economista Mauro Zangola ha evidenziato che nel 2025 ha lavorato il 20% dei 15-24enni, il 40% dei 15-29enni e l’83,7% dei 25-34enni.

Con un tasso di occupazione del 40,1% tra i 15-29enni, Asti si colloca al 28° posto su 107 province italiane.

Particolarmente positivo il dato sull’occupazione femminile: tra le 15-24enni il tasso è del 20,1%, leggermente superiore a quello maschile (19,9%).

Nelle fasce successive, però, persiste un divario: 18,3 punti tra i 25-34enni e 5 punti tra i 15-29enni.

In un anno, la disoccupazione giovanile è calata dal 16,1% al 10,6%, posizionando Asti al 24° posto nazionale.

I settori trainanti sono banche, assicurazioni, servizi, edilizia e turismo.

La Banca di Asti ha assunto 850 under 29, rinnovando il personale mentre l’edilizia lamenta una carenza di manodopera, con mille posti vacanti: “Cerchiamo personale con urgenza e offriamo buone retribuzioni”, ha affermato Carlo Fornaca, presidente Ance provinciale e Cassa edile. Lo stesso turismo è in espansione.

L’occupazione totale conta 92mila addetti. I servizi hanno guadagnato 6mila posti, le costruzioni 1.000, mentre l’industria ha perso 5mila occupati e l’agricoltura 2mila. Questo riequilibrio indebolisce la base manifatturiera e agricola, un tempo pilastri dell’Astigiano.

Marco Ciani, segretario Cisl Asti-Alessandria, ha puntato il dito sulle criticità demografiche: la provincia perde popolazione, invecchia e ha un’economia meno dinamica della media.

L’alta occupazione giovanile deriva dal calo dei giovani: con meno ragazzi e tanti anziani in uscita dal lavoro, i primi sono richiestissimi.

Resta il problema dell’istruzione: molti interrompono gli studi per aiutare le famiglie o finanziare l’università.

Le proiezioni Istat indicano un Pil pro capite basso e una perdita di 10mila residenti entro il 2050. Asti rischia di essere solo un trampolino per i giovani verso altre aree. Un po’ come il resto d’Italia.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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